Mica è semplice tenere un blog. Sempre qualcosa da scrivere, possibilmente che non siano puttanate e proprio per quest'ultimo motivo fare stà cosa diventa arduissimo. Io ho ripreso perchè il 25 ottobre esce "Imerio" e bloggare un poco mi pare che possa essere un discreto traino per il libro medesimo. Mia opinione, naturalmente. Ma oggi sono contento di postare qualcosa perchè domani, 4 ottobre, è il 30^ anniversario della morte di uno dei più grandi personaggi che io abbia mai ascoltato avvicinarsi a uno strumento. E' curioso perchè non è affatto un musicista di blues, musica di cui sono stato innamorato per molto tempo e che, alla fine, m'ha trasmigrato in Africa. Non è neppure un musicista di rock, nel senso più lato possibile, che continua ad accompagnarmi. E' un musicista classico e, ancor oggi, non so perchè, io che non distinguo un DO da un mulo parlante, lo sento enormemente vicino, come se lui e io potessimo discorrere tranquillamente e alla pari d'argomenti di cui non capisco una beatissima ostia. Eppure è così. Non avrei neppure immaginato, un giorno, di avere degli argomenti su Johan Sebastian Bach, di cercare notizie su di lui e persino di leggere monografie che lo riguardino, se non fosse transitato su questa terra Glenn Gould. Che razza di sortilegio ha tirato fuori perchè entrassi anch'io a far parte della schiera di quelli che amano la musica classica senza capirne una mazza? Non lo so, non potrei spiegarlo. Fortunamente ci sono persone che hanno condiviso questa stranissima sorte e ne hanno dato testimonianza.
Da Katie Haffner: "Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto".
"Il modo di suonare di Gould ha provocato una risposta viscerale in gente che non avrebbe mai pensato di fermarsi e ascoltare davvero la musica classica. C'era qualcosa nel silenzio, fra e dietro ogni nota, nella ricchezza delle diverse voci, che rapiva l'immaginazione e faceva sì che gli ascoltatori avvertissero che la loro vita sarebbe stata migliore e più profonda.
Ad alcuni, quelli che già conoscevano bene la musica, il modo di suonare di Gould ha offerto la possibilità d'ascoltare qualcosa di nuovo. Altri, che non avevano un'affinità speciale con la musica classica, hanno raccontato d'aver percepito una maggiore sintonia con la musica ascoltando per la prima volta Gould che suonava....Un'autista dell'UPS di Roanoke, Virginia, raccontò a uno studioso di Gould della volta in cui udì qualche battuta delle Variazioni Goldberg provenire dalla radio del furgone e di come istintivamente avesse cominciato a cercare un'altra stazione. Ma siccome era impegnata in una svolta e aveva bisogno d'entrambe le mani la musica era continuata, e continuata ancora, trasformando la donna in una devota ammiratrice dell'arte di Gould".
E poi, naturalmente, maestro Evan Eisemberg nell'"Angelo con il Fonografo".
"Alla mia generazione si può forse perdonare un certo risentimento verso Glenn Gould, "colpevole" ai nostri occhi d'aver abbandonato il palcoscenico prima che ci fosse data l'opportunità d'ascoltarlo dal vivo. A dire il vero all'epoca eravamo troppo occupati ad ascoltare i suoi dischi per accorgercene. Le sue incisioni ci mostravano che la musica classica non era tutta sentimento e decoro, abiti da sera e volontà di compiacere il proprio insegnante; poteva essere anche spigolosa e solitaria, eccitante come una scatola del piccolo chimico, una partita a scacchi o lo scroscio della pioggia sul parabrezza. E i suoi scritti, se allora li avessimo notati, non solo ci sarebbero apparsi ugualmente eccitanti, ma ci avrebbero suggerito una nuova interpretazione della musica stessa".
30 anni fa domani, all'ospedale centrale di Toronto moriva Glenn Gould. Ma ogni volta che metto un suo cd
lui si mette al piano davanti a me, seduto su quell'eccentrica "sedia pigmea". Eccentrica come il suo padrone che suona l'Adagio del concerto BWV 974 facendolo apparire comprensibile persino a un somaro come me.
mercoledì 3 ottobre 2012
lunedì 1 ottobre 2012
LIBRI DI SPORT (E NON DI BLUES)
Cosa sarebbero stì LIBRI DI SPORT? Ah, io non lo so. Son gli altri che parlano di libri di sport, come se fossero una roba particolare della, chiamiamola così, letteratura, che anche quest'ultima io non so bene cosa sia. Però di certo stanno da una parte delle libreria: quella con scritto sopra SPORT. Lì ci puoi trovare di tutto: dal manuale per spaccare in due con la testa un blocco di porfido fino a "Futbol" d'Osvaldo Soriano. Tutto lì dentro. Ci si può trovare persino "Il Centravanti è Stato Assassinato Verso Sera", "Il Maledetto United" e persino "Il Professionista" come se fossero la stessa roba delle "Dieci Lezioni per Diventare un Maestro di Tantra Yoga". Però è così che funziona: tutti gli argomenti della narrativa sono una roba, lo sport è tutt'altra. Lo sperimentai per la prima volta nel 2008 quando passai da scrivere libri attinenti al blues ad "A Pedate". "A Pedate" riraccontava 11 celebri partite di calcio cercando lo stesso modus operandi che avevo tenuto per "Compagno Di Viaggio - 9 Racconti in Blues", mettendomi, se possibile, nei panni dei protagonisti e provando a vivere per un poco nella loro pelle. Che fossero Blind Arvella Gray o Ferenc Puskas per me era proprio lo stesso. L'accoglienza di chi aveva idolatrato "Compagno di Viaggio" e "Bluespadano" s'ammosciò. "Un libro sul calcio?". Come se avessi sputato su ciascuna delle due tombe (ma adesso pare ce ne siano tre) di Bobby Johnson, in cui nessuno sa se sotto ci sia veramente lui. E lì a spiegar loro che era stata la mia infanzia vedere Giggirriva tirare delle gran pappine verso la porta d'Anzolin e piangere quando il Milan perse a Verona il campionato del 1973. Mica ero cresciuto pescando pescigatto sullo Yazoo River e mangiando pomodori verdi fritti. No. Ero venuto su vedendo perdere Bitossi a Gap, che quello, vacca ladra, era davvero un gran blues. Ma niente da fare. Non c'era stato verso. Lo sport era una roba che sta più in basso, anche se a ben vedere il buon Omero, con l'Iliade, aveva scritto un libro di sport, solo che Aiace Telamonio mica aveva la punta della spada protetta: a Troia mica arrivavano alle 15 stoccate. Lì era buona la prima. Ciò nonostante rivendico a tutta voce che il cercare di ricreare le emozioni d'un emigrante in Francia, sfruttato e preso per il culo dai transalpini, o in Belgio, nero per la polvere di carbone, quando Bartali e Coppi mollarono tutti sull'Iseran nel Tour del 1949 o quando Fiorenzo Magni si cinse la corona consecutiva dei Giri delle Fiandre, vale come qualsiasi altro argomento. Cristo Santo. Insomma. "Il Professionista" di W.C. Heinz fotte tutti i libri che ho letto quest'anno: persino "Hhhh" di Laurent Binet e "Giuliano" di Gore Vidal. E Elmore Leonard c'ha scritto pure la prefazione o la postfazione, in cui dà le regole per come dev'essere la forma d'un libro, che ti puoi attenere oppure no, sono affari tuoi che mica hai l'obbligo di frequenza. Ma postfazione o prefazione? Che non mi ricordo, con tutto stò casino di libri e cd dappertutto non ci si capisce più un'ostia e non si ritova più niente. Almeno avessi uno scaffale dedicato allo sport che lo ritroverei subito. Vacca ladra.
mercoledì 26 settembre 2012
IMERIO SUL TRAGUARDO
Ci son cose che si capiscono tardi. Una volta mi chiesero se "L'Ombra del Cannibale" fosse un romanzo di formazione. Io non ho risposto. Mica perchè fossi straffottente, ma perchè neppure immaginavo che ci potesse essere qualcosa chiamato ROMANZO DI FORMAZIONE. Cosiccome non sapevo che ci fossero le copie-staffetta dei libri: una roba che si dà agli addetti ai lavori prima che il libro esca. E invece ci sono. Allora. Ho visto Imerio in copia-staffetta ed è persino più fino (nel senso di spessore) dell' "Ombra del Cannibale" che aveva 140 pagine. Sinceramente lo scopo di tutto stò mio scrivere è portare a termine prima o poi una roba tipo "Il Re e Il Suo Giullare" o "Shantaram", che uno ci resta attaccato come fosse un librino anche se han settecento pagine buone. Con "La Storia Balorda" ero soddisfatto che avevo sfiorato le 200 pagine, ma "Imerio" è tornato giù di spessore. Vacca ladra. Ma d'altro canto, in fondo, mica conta il numero di pagine, conta quello che c'è scritto, anche se un bel volume fa sempre la sua figura. Uno scrittore deve avere sia la dote di scatto che la dote di fondo, proprio come i ciclisti, come Merckx. Ma ci sono dei ma, come sempre. Non so a cosa serva scrivere un bel volumone proprio adesso che c'è quel robo bello grosso (son tre a ben vedere) che ha a che fare col sado-masochismo che straccia tutti. Il mio massimo di sadomasochismo è stato quando m'è scivolata una panca del bar sul ditone del piede sinistro, che, siccome lo prevedevo, m'ero provveduto a calzare un sandalo estivo. E non mi piacque per cui ritenni d'abbandonare il genere. L'altro ma è legato alla questione dello scrivere un libro bello grosso allungando il brodo o menando il turùn, come preferite. Potrei mettervi dei titoli contemporanei, ma sarebbe di cattivo gusto. Piuttosto preferisco prendere un rischio grossissimo: tra W.C. Heinz, che non so come Giunti sia riuscita a scoprire, e il suo libro del 1958, "Il Professionista", appena tradotto e pubblicato in Italia, e "Il Grande Sonno" del pluri-citato Raymond Chandler, pubblicato nel 1939, io preferisco cento volte il primo, perchè Chandler con le sue descrizioni di Los Angeles, della villa degli Sternwood, del tappeto di Arthur Geyger, alla fine ruma un poco i marroni, come si dice. Gli chiedi: "Cazzo! Raymond dammi la storia, non nuvole di fumo di sigaretta da attraversare con le dita!". Perciò se un giorno riuscissi nel mio intento di scrivere il librone, vorrei che fosse come quei tre che ho citato benignamente: niente palle, solo estratti.
Ma, alla fine, "Imerio" è un librino, diciamocelo. Meglio, in Italia vanno un sacco i librini.
Allora, innanzitutto, vi spiego com'è lo stato della letteratura in Italia e lo faccio con un esempio.
Nel 2008 ha vinto il Nobel per la letteratura Jean-Marie Le Clèzio che nessuno in Italia mai aveva cagato paro, tranne Instar Libri, che pubblicò quel piccolo (nel senso di fino di spessore) capolavoro che è "L'Africano", passando in un giorno (quello della proclamazione) da 500 copie vendute a 50.000. Lo stesso accadde nel 2009 con Herta Muller che nessuno aveva mai considerato, tranne Keller che, come Instar, in un giorno aggiunse due zeri al numero di copie vendute del "Paese delle Prugne Verdi".
Ricordo come fosse ora lo strombazzamento dei capintesta delle case editrici italiane, quelli che pubblicano Vespa, Veltroni, Faletti, per concludere qui che poi magari qualcuno s'adombra, e il realtivo scotimento di capo sulle scelte dell'Accademia Svedese ("e questi chi cazzo sono? dove li han scovati? minchia sti svedesi non sanno un cazzo di libri"), come se i gnurant fossero gli scandinavi e non (alcuni, ma maggiori) editori italiani.
L'editoria italiana si riprese l'anno dopo con Vargas Llosa che almeno qualcuno aveva sentito nominare, ma tornò agli alti lai quando nel 2011 venne premiato uno di quelli che stan lassù, in mezzo ai caribù. Ma, come sempre, gli imbecilli son quelli dell'Accademia di Svezia, mica quelli che han bisogno dell'annuale caso pietoso per vendere.
In questo stupendo agone, un librino va bene, perchè negli appuntamenti importanti bisogna comunque far vedere che si legge: soprattutto in quelli galanti, che le donne leggono e, magari, qualche uomo. Un librino è comunque un libro da sventolare e magari può diventarlo persino un racconto lungo: basta scegliere il corpo giusto (di stampa, intendo) e si diventa come Saint-Exupery o come quello di Torino che andava per bachi da seta in Giappone (non metto il nome perchè, quando vado tra i piemunteis trovo sempre qualcuno che insegna nella sua scuola e mi fanno un culo così).
Ecco, "Imerio" è un librino. Il massimo per la letteratura italiana. E adesso mi vien da ridere.
venerdì 21 settembre 2012
IMERIO E ALTRE STORIE (prima parte)
Allora s'avvicina la pubblicazione d'Imerio, il 25 ottobre, e, insomma, devo creare un po' d'attenzione sulla faccenda. Perciò riprendo in mano il blog. Bisogna. Perciò ecco a voi:
IMERIO E ALTRE STORIE (prima parte)
Ci sono quelli che mi dicono che non sono riusciti a leggere "Memorie di Adriano" perchè troppo complicato, che bisogna andare avanti e indietro con le pagine ed è una rottura di marroni. Oddio, io l'ho letto quattro volte e ci ho fatto pure sopra "L'Ombra del Cannibale", adesso lo posso ammettere che son passati tre anni e qualche mese, ma non posso non capire quelli che dicono che "Adriano" è peso. Insomma bisogna pescarne il mood giusto, ma se hai un periodo sbagliato lo molli là, sul comodino o sopra il radiatore. Eccome se capisco, sul mio radiatore ci sono tanti di quei libri mollati là che se conosceste i titoli inorridireste. Tra i libri che ho mollato là c'è "Er Pasticciaccio Brutto di Via Merulana". Adesso io sono aperto a tutto, ma voglio proprio che qualcuno scriva che l'ha, onestamente, finito. E' scritto in romano da un milanese, con l'aggravante che Ingravallo, il poliziotto, viene da qualche parte dell'Abruzzo e parla nel suo idioma che, francamente, alla fine, prima devi tradurre e poi devi leggere. Ci sono nobili scrittori che m'hanno giurato che l'hanno letto ma io non ci credo. Non è possibile. Io sono arrivato a metà e procedo coll'attenzione d'un fante a Montecassino. Io non dico che il Pasticciaccio non sia un bel libro, dico che è quasi impossibile leggerlo. Gadda era andato aldilà del linguaggio e, siccome non gli bastava più la scrittura normale, s'è inventato un linguaggio nuovo per parlar del torbido di Via Merulana. Insomma un po' come Waits o il Teatro degli Orrori, che son partiti dal piano bar e della "Canzone del Sole" per arrivare al casino che fanno oggi perchè, giustamente, la normale forma musicale l'avevano esplorata e cercavano qualcosa di là del muro. Però Gadda (insomma è sempre stato trattato come un extraterrestre letterario, povero disgraziato, trattiamolo almeno un po' come uno di noi) è stato il primo che m'ha fatto pensare che si potesse scrivere in dialetto e se l'ha fatto Gadda, perchè non lo posso fare io? E poi è successa un'altra cosa che m'ha fatto pensare che si potesse scrivere in veneto. Portavo in giro Margherita Oggero e Ernesto Ferrero durante Bolascolegge e, nel parcheggiare, mi son fermato a chiacchierare con un amico e poi, ancora, per la strada a buttare giù battute con i conoscenti, tutto rigorosamente in dialetto veneto. A un certo punto Margherita Oggero mi fa: "Ma parlate sempre in dialetto qui?" e io ho risposto di sì. Sì parliamo quasi esclusivamente in dialetto perchè ci viene così. Parlare in dialetto è come essere un po' più complici, meno formali. Usare un codice. Tutte quelle robe lì. Senza naturalmente sconfinare nelle puttanate della lingua autoctona che purtroppo vanno tanto di moda. Il veneto è un dialetto e non una lingua. In "Imerio" perciò ho usato un po' del mio dialetto: in certi punti schietto, o sccietto come si dice qui, in certi punti un italiano parlato da un veneto degli anni sessanta che prova a parlare la lingua corretta e nella maggior parte del libro l'italiano/italiano. Per dire che si può comprare anche in Piemonte e Lombardia che si capisce bene lo stesso. In Piemonte in particolare che ci sono così tanti cognomi veneti da far paura. I Lazzarotto, i Toso, i Balmamion, i Fraccaro sono il retaggio di quando noi veneti avevano le pezze al culo e partivamo a frotte per guadagnare da vivere. Ora è cambiato tutto. Ora i forestimica li sopportiamo tanto bene, ma "Imerio" vuole raccontare di allora: quando alle frontiere abbassavamo la testa e ce lo siamo dimenticati. A presto che qui sta diventando una predica e io mica sono un prete. Dio mi scampi.
IMERIO E ALTRE STORIE (prima parte)
Ci sono quelli che mi dicono che non sono riusciti a leggere "Memorie di Adriano" perchè troppo complicato, che bisogna andare avanti e indietro con le pagine ed è una rottura di marroni. Oddio, io l'ho letto quattro volte e ci ho fatto pure sopra "L'Ombra del Cannibale", adesso lo posso ammettere che son passati tre anni e qualche mese, ma non posso non capire quelli che dicono che "Adriano" è peso. Insomma bisogna pescarne il mood giusto, ma se hai un periodo sbagliato lo molli là, sul comodino o sopra il radiatore. Eccome se capisco, sul mio radiatore ci sono tanti di quei libri mollati là che se conosceste i titoli inorridireste. Tra i libri che ho mollato là c'è "Er Pasticciaccio Brutto di Via Merulana". Adesso io sono aperto a tutto, ma voglio proprio che qualcuno scriva che l'ha, onestamente, finito. E' scritto in romano da un milanese, con l'aggravante che Ingravallo, il poliziotto, viene da qualche parte dell'Abruzzo e parla nel suo idioma che, francamente, alla fine, prima devi tradurre e poi devi leggere. Ci sono nobili scrittori che m'hanno giurato che l'hanno letto ma io non ci credo. Non è possibile. Io sono arrivato a metà e procedo coll'attenzione d'un fante a Montecassino. Io non dico che il Pasticciaccio non sia un bel libro, dico che è quasi impossibile leggerlo. Gadda era andato aldilà del linguaggio e, siccome non gli bastava più la scrittura normale, s'è inventato un linguaggio nuovo per parlar del torbido di Via Merulana. Insomma un po' come Waits o il Teatro degli Orrori, che son partiti dal piano bar e della "Canzone del Sole" per arrivare al casino che fanno oggi perchè, giustamente, la normale forma musicale l'avevano esplorata e cercavano qualcosa di là del muro. Però Gadda (insomma è sempre stato trattato come un extraterrestre letterario, povero disgraziato, trattiamolo almeno un po' come uno di noi) è stato il primo che m'ha fatto pensare che si potesse scrivere in dialetto e se l'ha fatto Gadda, perchè non lo posso fare io? E poi è successa un'altra cosa che m'ha fatto pensare che si potesse scrivere in veneto. Portavo in giro Margherita Oggero e Ernesto Ferrero durante Bolascolegge e, nel parcheggiare, mi son fermato a chiacchierare con un amico e poi, ancora, per la strada a buttare giù battute con i conoscenti, tutto rigorosamente in dialetto veneto. A un certo punto Margherita Oggero mi fa: "Ma parlate sempre in dialetto qui?" e io ho risposto di sì. Sì parliamo quasi esclusivamente in dialetto perchè ci viene così. Parlare in dialetto è come essere un po' più complici, meno formali. Usare un codice. Tutte quelle robe lì. Senza naturalmente sconfinare nelle puttanate della lingua autoctona che purtroppo vanno tanto di moda. Il veneto è un dialetto e non una lingua. In "Imerio" perciò ho usato un po' del mio dialetto: in certi punti schietto, o sccietto come si dice qui, in certi punti un italiano parlato da un veneto degli anni sessanta che prova a parlare la lingua corretta e nella maggior parte del libro l'italiano/italiano. Per dire che si può comprare anche in Piemonte e Lombardia che si capisce bene lo stesso. In Piemonte in particolare che ci sono così tanti cognomi veneti da far paura. I Lazzarotto, i Toso, i Balmamion, i Fraccaro sono il retaggio di quando noi veneti avevano le pezze al culo e partivamo a frotte per guadagnare da vivere. Ora è cambiato tutto. Ora i forestimica li sopportiamo tanto bene, ma "Imerio" vuole raccontare di allora: quando alle frontiere abbassavamo la testa e ce lo siamo dimenticati. A presto che qui sta diventando una predica e io mica sono un prete. Dio mi scampi.
mercoledì 21 marzo 2012
ANCORA NUOVI APPUNTAMENTI NEI PRIMI PASSI DI PRIMAVERA.
L'ultima novità è che la "Storia Balorda" ha vinto il Selezione Bancarella Sport 2012. Di certo saremo a Pontremoli il 21.07.2012 a parlare del libro e a vedere se, questa volta, si riesce a trascinare a Castelfranco Veneto il Bancarella Sport.
24.4 ore 21.00 LA STORIA BALORDA, in solitudine, Centro Culturale Due Mulini, Castelfranco Veneto.
28.4 ore 12.00 STORIA DI GAMBE (second round), ristorante da carletto, cadoneghe (pd), al temine d'una pedalata che partirà da ALOHA CICLORIPARAZIONI, in Via Cernaia a Padova. Per dettagli visitare pagina facebook di Terror Philipson Vogliardi. Con Claudio Cecchetto (fisarmonica).
05.05 ore 10.30 STORIA DI GAMBE, racconti di ciclismo. Sala della biblioteca di Altivole (TV). Per scuole medie e appassionati. Con Claudio Cecchetto, fisarmonica.
16.05 ore 21.00 I LIBRI DENTRO AI LIBRI, in solitudine. LIBRERIA BORGOPO', TORINO da Liliana Maina.
17.05 ore 21.00 STORIA DI GAMBE, racconti di ciclismo, in solitudine. LIBRERIA LA GANG del PENSIERO, TORINO da san andrea bertelli.
24.05 ore 21.00 SUI PEDALI, Palazzetto dello Sport di Castelfranco Veneto, in occasione dell'arrivo del Giro d'Italia. Un esperimento al confine tra storie e realtà del ciclismo, coll'indispensabile collaborazione di NOTORIOUS COMUNICATION LAB.
21/22/23/24 giugno 2012 BOLASCOLEGGE.
21.07 La Storia Balorda a Pontremoli, finale del Bancarella Sport 2012.
24.4 ore 21.00 LA STORIA BALORDA, in solitudine, Centro Culturale Due Mulini, Castelfranco Veneto.
28.4 ore 12.00 STORIA DI GAMBE (second round), ristorante da carletto, cadoneghe (pd), al temine d'una pedalata che partirà da ALOHA CICLORIPARAZIONI, in Via Cernaia a Padova. Per dettagli visitare pagina facebook di Terror Philipson Vogliardi. Con Claudio Cecchetto (fisarmonica).
05.05 ore 10.30 STORIA DI GAMBE, racconti di ciclismo. Sala della biblioteca di Altivole (TV). Per scuole medie e appassionati. Con Claudio Cecchetto, fisarmonica.
16.05 ore 21.00 I LIBRI DENTRO AI LIBRI, in solitudine. LIBRERIA BORGOPO', TORINO da Liliana Maina.
17.05 ore 21.00 STORIA DI GAMBE, racconti di ciclismo, in solitudine. LIBRERIA LA GANG del PENSIERO, TORINO da san andrea bertelli.
24.05 ore 21.00 SUI PEDALI, Palazzetto dello Sport di Castelfranco Veneto, in occasione dell'arrivo del Giro d'Italia. Un esperimento al confine tra storie e realtà del ciclismo, coll'indispensabile collaborazione di NOTORIOUS COMUNICATION LAB.
21/22/23/24 giugno 2012 BOLASCOLEGGE.
21.07 La Storia Balorda a Pontremoli, finale del Bancarella Sport 2012.
mercoledì 25 gennaio 2012
UN AGGIORNAMENTO APPUNTAMENTI
Cari amici del blog, si sta scrivendo su altri futuri supporti.
Per ora solo un aggiornamento appuntamenti, per chi volesse partecipare:
9 febbraio 2012 ore 20.30, Libreria Costeniero, Castelfranco Veneto:
STORIE DI LIBRI. I libri dentro i libri, in perfetta solitudine si parla di lettura e scrittura.
14 febbraio 2012 ore 21.00, Diego Armando, Vallà di Riese Pio X.
L'ARTE DEL MAIALE. Il maiale dalla Bassa al Sud degli Stati Uniti. Le zampette che ascoltano il liscio e il blues. Tra Parma, Mantova e Memphis, Tennessee. Con Claudio Cecchetto, fisarmonica.
21 febbraio 2012, Libreria La Gang del Pensiero, Torino.
TRA IL CANNIBALE E LA BALORDA, in solitudine dietro ai miei libri.
22 febbraio 2012, Galleria del Libro, Ivrea.
TRA IL CANNIBALE E LA BALORDA, in solitudine dietro ai miei libri.
23 febbraio 2012, Teatro della Caduta, Torino, ore 21.00.
LA STORIA BALORDA, lo spettacolo con Luigi Tempera, chitarra e voce.
Per ora solo un aggiornamento appuntamenti, per chi volesse partecipare:
9 febbraio 2012 ore 20.30, Libreria Costeniero, Castelfranco Veneto:
STORIE DI LIBRI. I libri dentro i libri, in perfetta solitudine si parla di lettura e scrittura.
14 febbraio 2012 ore 21.00, Diego Armando, Vallà di Riese Pio X.
L'ARTE DEL MAIALE. Il maiale dalla Bassa al Sud degli Stati Uniti. Le zampette che ascoltano il liscio e il blues. Tra Parma, Mantova e Memphis, Tennessee. Con Claudio Cecchetto, fisarmonica.
21 febbraio 2012, Libreria La Gang del Pensiero, Torino.
TRA IL CANNIBALE E LA BALORDA, in solitudine dietro ai miei libri.
22 febbraio 2012, Galleria del Libro, Ivrea.
TRA IL CANNIBALE E LA BALORDA, in solitudine dietro ai miei libri.
23 febbraio 2012, Teatro della Caduta, Torino, ore 21.00.
LA STORIA BALORDA, lo spettacolo con Luigi Tempera, chitarra e voce.
martedì 22 novembre 2011
GURU BLUES
Massimo Carlotto in un'intervista concessa a Notorious, l'agenzia di comunicazione che ha seguito Bolascolegge 2011, ha risposto alla domanda "quali pensi sia il futuro del Nord Est?" dicendo che non v'è alcuna previsione ottimistica. Nulla di buono fino a quando non vi sarà un risveglio collettivo. Già. Il risveglio collettivo che credo passi inevitabilmente dal risveglio del singolo, ma cosa sia il risveglio del singolo non lo so. E' connesso probabilmente dalla consapevolezza di se' stessi, dal capire dove si è e cosa si fa. Forse. Comunque una roba personale. Già, penso proprio una roba personale. Un po' d'anni fa, prima che uscisse "A Pedate", venne organizzato uno spettacolo sul calcio preparatorio all'esordio del libro in cui raccontavo storie di quel benedetto/maledetto sport accompagnato al piano da Marcelo Zallio. Fu un buono spettacolo, probabilmente un po' troppo lungo, ma insomma non male. M'arrivarono poi dei commenti, uno dei quali fu: "Ma questo Ballestracci non dà nessun messaggio forte sulla vita...". La signora in questione desiderava che, insomma, io le indicassi un'ipotesi di comportamento perpetuo. Proprio io, che mi son separato dalla moglie con un bambino di sette mesi e che sono perennemente senza una lira, che faccio i salti mortali per arrivare in fondo al mese, dovrei mettermi ad indicare la strada agli altri per vivere meglio. Per illuminare loro la via. Ora se potessi reincontrare quella signora un consiglio dal cuore glielo darei. Ecco, per esempio, facciamo finta che ora, mentre sto scrivendo, la tizia riappaia. Finalmente la potrei indirizzare a qualcuno che la può illuminare, che le può dare un punto di riferimento eterno, un centro di gravità permanente, che ha già indirizzato tanti altri. Signora vada in libreria. Non occorre che entri, basta che guardi la vetrina. E' interamente stipata di libri che parlano di Steve Jobs. Ne scelga uno a caso e lo compri. Lo apra e finalmente creda in se' stessa. Come diverse migliaia di altre persone che finalmente credono all'impalbabilità di un sogno. Che penso non c'entri un cazzo col risveglio collettivo.
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