lunedì 25 marzo 2013

IL CURIOSO CASO

Ciò che mi stupisce è che mi chiedano di continuo quanto io sia appassionato di ciclismo. Sì lo sono, ma non alla stregua di molte altre persone che, per esempio, incontro agli spettacoli. Questi lo sono molto più di me. Io sono molto più appassionato d'avventure che, per esempio, di ciclismo e il fatto che la mia generazione (o quantomeno quelli della mia età) sia cresciuta attaccata alla televisione a guardare le partite di Gigirriva o la sfida inesorabile tra Merckx ed il resto dell'umanità m'ha pesantemente condizionato. Nel senso che le avventure per me erano appunto queste: Giggirriva imbeccato da Rivera, che fa due passi a sinistra e tira di precisione nella selva di gambe di difensori messicani e batte Calderon, oppure, il colmo del dramma, Bitossi che perde il mondiale di Gap. Poi, vabbè, anche "Quo Vadis?" e "I Ragazzi della Via Paal", ma soprattutto i miei eroi sportivi. Per questo, alla fine, finisco sempre per imbattermi in libri fatti a quel modo. L'ultimo gran romanzo che ho letto era "Il Professionista" di WC Heinz, uscito per Giunti l'anno scorso, che spero non partecipi al Bancarella Sport, sennò è finita per tutti, che guardacaso parlava d'un pugile, d'uno sfidante. Una grandissima scrittura che disarmava e che mi piacerebbe sapere quanto possa aver venduto nel gran mondo librario italiano. Alla stessa altezza, adesso, c'è un altro libro: "Il Curioso Caso di Sidd Finch" di George Plimpton, che ho terminato ier sera: che racconta d'un lanciatore di baseball fantasma. Persino inglese, ma infiltrato da cognizioni cosmiche buddistiche, che sconvolge il mondo dei New York Mets. Ora leggere quel libro è stato un piacere, un po' incrostato dal fatto che fosse il primo libro che ho ultimato quest'anno. Embè, cosa ci posso fare? Se un libro non m'acchiappa alle prime pagine io lo mollo immantinente, magari offrendogli la possibilità d'essere letto quando avrò un mood diverso (a chi sgemba la bocca pensando che sono presuntuoso a osteggiare autori importanti che hanno scritto capolavori, rispondo che con i libri che acquisto faccio un po' che cazzo mi pare, che mi porta a pensare alla memorabile frase di Margherita Oggero durante Bolascolegge che riferendosi ad un collega scrittore che si lagnava di come un suo libro fosse stato mal trattato dalla riduzione cinematografica, essendo un libro COME UN FIGLIO, affermava: "e cosa c'entra? Un figlio mica si vende!"). Sì a fine marzo ho letto solo un romanzo: "Il Curioso Caso di Sidd Finch", ho dovuto seguire un sacco di robe a mia parziale giustificazione, ma un solo libro in tre mesi è poco. Fino a poco fa ero sconsolato, ma poi ho letto il rapporto sullo stato dell'editoria italiana nel 2012. E già solo leggere un libro all'anno in Italia, con entusiasmo mi colloca d'amblè nella percentuale del 46% degli italiani che in un anno hanno letto almeno un libro. Cioè solo leggere "Il Curioso Caso di Sidd Finch" mi fa scavalcare d'un passo unico già il 54% del paese, che non legge un cazzo. Adesso comincio "Il Migliore" di Malamud, un altro gran pezzo di scrittore che trova il pretesto per scrivere un romanzo nel baseball, e una volta finito chissà quanta parte d'Italia avrò già saltato. Da ciò segue la domanda: "Ma non è che sia un indicatore che in Germania almeno l'80% delle persone legge almeno un libro, che fa pensare che potrebbe essere per quello che loro ci spiegano passin passino come accidenti dobbiamo fare per venir fuori dalla merda?". E la domanda successiva: "ma che cazzo di sistema scolastico e familiare ha portato ad avere nell'Italia d'oggi solo il 46% delle persone che leggono libri?". E poi ancora: "ma perchè cazzo l'eccesso di offerta degli oggetti-libri non porta alla diminuzione del prezzo?, e per ultima: "ma perchè cazzo editori e autori se la tirano tanto sul loro mestiere e sulla loro ispirazione, se dei libri non gliene frega un cazzo, e sempre meno, alla maggior parte della gente?". 

giovedì 14 marzo 2013

BERGOGLIO BLUES

Appena eletto il papa, argentino, presumibilmente porteno, non so se stia dentro o fuori alla General Paz per definirlo tale, ho visto sulla community che bazzico un sacco di post legati al suo passato di vicinanza alla dittatura argentina durante gli anni dei "voli della morte". Quando ho scritto la "Storia Balorda" mi ci sono ficcato a pesce dentro a quel bailamme che era "La Guerra Sporca", ma ne sono riemerso con la consapevolezza di poter solo "descrivere" alcune cose piuttosto che "sentirle" veramente. Ho scritto dell'Argentina, ma non ci sono mai stato, per questo posso solo descrivere. Conosco dei boludos che m'hanno raccontato molte cose, ma io non mi sono mai mosso da Castelfranco Veneto. Ho scritto dei centri di detenzione clandestina a Rosario, ma non ci sono mai stato e ho scritto come potevo. Il complimento più bello a quel libro l'ha fatto Franco Terzera, un appassionato di Novara, dicendo in una piccola televisione privata che ne "La Storia Balorda" non c'era moralismo. E' un commento che mi fa piacere semplicemente perchè la STORIA (la disciplina scientifica) non si piega o non dovrebbe piegarsi al moralismo. L'ho imparato leggendo e preparando i libri che poi ho scritto.
Chi critica pesantemente Bergoglio dovrebbe, prima di prendere posizioni così nette, rileggere Massimo Carlotto nelle "Irregolari", esattamente dove, ricordando Osvaldo Soriano, dice:
"Il ventinove gennaio morì Osvaldo Soriano. Frugando tristemente in un cassetto dove conservavo gli articoli che avevo scritto per Il Manifesto, mi capitò tra le mani un ritaglio che non ricordavo d'aver letto: Ricordando con Odio, pubblicato il giorno del giorno del 20^ anniversario del colpo di stato. Per Soriano la dittatura argentina era stata il male assoluto, non si poteva nè dimenticare, nè perdonare. "Continuano a sembrarmi imperdonabili i dialoghi e i flirt col potere di allora. I pranzi di intellettuali - i Sabato, i Borges, i Bioy Casares - con il generale Videla. La strategia della riverenza, l'ammicamento, la pacca sulla spalla. Era meglio prendere una strada sbagliata contro la dittatura che avere ragione obbedendole". Era tutta lì, in quell'ultima frase, la storia della ribellione argentina".
Bene cari detrattori di Bergoglio, avete libri di Borges, il sommo poeta, in casa? MALE! MALISSIMO!
Ricordo bene la scintilla iniziale della "Storia Balorda", sempre cooptata da un libro di Massimo Carlotto: "Perchè nel Cile del 1973 tutti i simpatizzanti di sinistra presero posizione contro la dittatura, mentre della dittatura militare scoccata il 24 marzo 1976 nessuno parlò?". La risposta sta sempre nelle Irregolari ed è estremamente meschina per il popolo di sinistra, sopratutto quello più estremo, che oggi irruvidisce la voce contro Jorge Bergoglio. Prima di scrivere "La Storia Balorda" ho letto la tesi di Andrea Maggiolo: Buenos Aires non finisce mai ed è sorprendente come, per esempio, "L'Unità" e i giornali della sinistra francese avvallino il regime di Videla, come "unica transizione possibile verso il ritorno della democrazia". Come le posizioni più contrarie alla situazione in Argentina siano assunte dal Corriere della Sera, piuttosto che dall'appena nata Repubblica o dalla già citata "Unità".
Mai come scrivendo quel libro ho avuto la sensazione che non esistano il torto o la ragione e che ciò che accade sia frutto di errori precedenti e che tutti siamo vittime, chi più e chi meno a seconda di quando è vissuto e di dove ha vissuto, delle circostanze della STORIA.
Mi va di citare, per rimanere a avvenimenti recenti che viaggiano più o meno sullo stesso binario, le posizioni sul fascismo della portavoce del MOVIMENTO 5 STELLE che tutti hanno stigmatizzato non sono invece da condannare. Involontariamente ha detto una cosa intelligente. Tutti oggi sono antifascisti, per l'amordiddio, ma sarebbe stato bello, ironicamente, ovvio, essere vissuti prima del 25 luglio 1943 per vedere cosa saremmo stati: la nostra percentuale d'eroismo. Sono curiose le testimonianze di quelli che ci furono davvero, di come rimassero sbigottiti di fronte a coetanei che prima si chiamavano Benito e che il 26 luglio si chiamavano Edoardo, Filippo, Andrea. Oppure mi piacerebbe avere per un istante la macchina del tempo e vedere come si comporterebbero tanti antifascisti di oggi di fronte al Bando Graziani, magari con un bel manipolo di soldati della Wermacht nelle vicinanze. Da che parte starebbero nonostante la loro certezza odierna d'essere ANTIFASCISTI!
Cari detrattori, a priori, di Bergoglio, mi piacerebbe che tutti c'attenessimo al detto biblico: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra", al quale dovrebbero, per esempio, attenersi quelli che, per esempio, si riempiono la bocca delle foibe o quelli che, di sinistra, io li ricordo benissimo come fosse ora s'attenevano a questo criterio in merito ai giudei.
"C'era poi da aggiungere l'incomprensibile e capziosa questione degli ebrei, che prima erano stati dipinti nudi e smunti, povere vittime sacrificali nei campi di sterminio di Hitler, e poi s'erano d'improvviso trasformati in pericolosi reazionari nei gulag di Stalin".
Il motivo per cui la Chiesa esiste e vince è perduto nella notte dei tempi, i più ingenui lo racchiudono in un sogno di Costantino, ma non è così: è l'insinuarsi nelle classi più abbienti romane che ne determina il potere. Un "Simply Twist Of Fate" l'ha condotta a vincere la battaglia sul Culto di Mitra dal quale ha assorbito molti tratti e da lì e diventata ciò che oggi è: un centro di potere che ha a che fare con altri centri di potere. Chi ne invoca il ritorno al francescanesimo è un povero illuso, sepolto da millenni di storia. Non s'è mai sentito parlare d'un cardinale poverello, al massimo uno rimane vescovo e magari ucciso da una patota come Enrique Angelelli il 6 agosto 1976, proprio in Argentina.
Perchè, nel caso non lo si sapesse, la Storia macina gli uomini.

lunedì 4 marzo 2013

IL BLUES DEI "LIBRI SPORTIVI"

Beh, è una domanda che mi son fatto molte volte, magari anche qui sul blog e soprattutto adesso che m'hanno inserito nel manipolo di "scrittori" di www.scrittoridisport.it. Come accidenti è che in Italia esiste la letteratura sportiva staccata da tutto il resto della letteratura? Cioè come mai da una parte c'è la letteratura e dall'altra la letteratura sportiva, come un'immagine diafana di una cosa ben più importante? E' una questione che mi sarebbe piaciuto sottoporre al "Bancarella Sport", ma mi pare che il premio s'interessi di più al cercare consensi attraverso l'esibizione di personaggi pubblici, più che alla scrittura. Cosa peraltro giustificabile. Non è solo una questione solo di "Bancarella Sport", è una faccenda che caratterizza l'intero ambiente letterario italiano: visto che le case editrici non hanno soldi da investire in promozione, è la fama dello "scrittore" che sopperisce al gap d'investimento. Ciò nonostante se si legge "Il Migliore" di Bernard Malamud ci si chiede: "Ma in Italia lo considererebbero letteratura sportiva o LETTERATURA?". Cioè "Il Commesso" starebbe in uno scaffale e "Il Migliore" in un altro, benchè siano stati scritti dallo stesso autore e con lo stesso imprinting che fa dire a Philipp Roth che Malamud è uno dei migliori scrittori della sua generazione? Analogamente "Il Professionista" di W.C. Heinz, che parla di pugilato, uno dei più bei romanzi, forse il più bello, che ho letto nel 2012, dove potrebbe essere collocato? A fianco della biografia di Ibrahimovic? E poi, forse in questo momento per me, l'esempio più eclatante "Il Curioso Caso di Sidd Finch" di George Plimpton, acquistato alla Libreria Therese di Torino, la più bella libreria al mondo insieme alla Gang del Pensiero, sempre nella medesima città, che nessuno può affermare essere un libro sul baseball, ma bensì uno dei capolavori più (è una sorta di doppio superlativo rafforzato, me lo brucerebbero subito, con tanto di pedata sul culo, se ci fosse un editor, ma qui il mio editor sono io, uno dei supervantaggi della democrazia liquida) assoluti della letteratura degli ultimi anni, dove lo mettiamo? A fianco dei "Portieri del Sogno", una misera sinossina del ruolo più affascinante del mondo, però pubblicato da Einaudi, che una volta pubblicava "Memorie di Adriano" e "Se questo è un uomo?" e pure "Futbol" d'Osvaldo Soriano?
Già, di questo mi piacerebbe si parlasse al Bancarella Sport, che le menti nell'organizzazione ci sono per farlo. Mi piacerebbe proprio capire perchè non si coglie la metafora dietro Italia - Germania 4 a 3, con Schnellinger e Burgnich che segnano proprio lì, all'Azteca, nella partita in cui tutto dovrebbe essere controllato, ma non lo è affatto, se non gli unici, i quasi unici gol della loro carriera. Oppure perchè, nonostante l'ESMA fosse a cinquecento metri dallo Stadio Monumental di Buenos Aires, e le patotas al massimo dell'effervescenza, nessuno tra gli italiani si sia posto il problema del perchè così tanta gente, e spesso connazionali, sparisse nel nulla proprio nei giorni del mondiale 1978. Sì sì, mi piacerebbe un incontro tra il "Bancarella Sport" e "Futbologia", magari per riuscire a comprendere come per un bambino che non legge un accidente, suggerirgli un libro che parli d'eroi sportivi trattati come Dumas tratta D'artagnan, Porthos, Aramis e Athos, potrebbe essere un buon punto di partenza. Magari, dico. E magari si capirebbe pure come uno dei maggiori scrittori italiani di questa generazione, conosciuto da pochi, ma decisamente uno dei maggiori, alla faccia di tanti altri che sfrugugnano in libreria, Marco Lazzarotto, abbia messo a tutti i personaggi importanti del "Ministero della Bellezza", il suo ultimo libro che non parla affatto di sport, cognomi di bomber di grandi speranze, ma naufragati nel mare magnum del calcio moderno. E questo anche per spiegare ai soloni come mai Camus abbia deciso di mettersi a scrivere solo perchè la tubercolosi gli troncò la carriera di portiere.

venerdì 22 febbraio 2013

CD E LIBRI NELLA DEMOCRAZIA LIQUIDA (aka Il Cane che si Morde la Coda)

Una domanda che ci poniamo spesso quando ci ritroviamo tra amici è come mai musica e, con meno incisività nel calcare la frase perchè il sottoscritto crede di conoscere ancora (avverbio di tempo e non aumentante d'un avverbio di quantità) di più il mondo della musica (il blues in particolare), letteratura (parola che uso sempre non volendola usare, perdonate pure le parentesi, che ugualmente non amo usare e che, giuro, in questo post non userò mai più) siano a un livello così basso rispetto a un tempo. E' una questione rocambolesca, perchè da un certo punto di vista, porsela è sinonimo di vecchiaia incombente e incapacità di capire un'ostia delle giovani generazioni, ma, altrettanto rocambolescamente, supponiamo che quanto appena detto non abbia valore: cioè che non siamo vecchi babbioni incartapecoriti.
Ora il mio personale punto di vista è che l'avvento di internet, così fortunato per molti punti di vista, dal punto di vista dell'incisione di musica e della scrittura dei libri non sia propriamente positivissimo.
L'esempio più pratico viene, per esempio, da un "musicista", nel senso che suona in pubblico, che conosco che, non avendo per vari motivi un sufficiente "background" musicale, ha avuto la geniale pensata di scaricarsi tutto il musicabile da un database di tracce mp3 da "Abba" fino a "Z.Z. Top", sostenendo soddisfatto di aver, in questo modo, colmato la sua lacuna. Internet consente anche a chiunque di pubblicare nel public domain le proprie creazioni musicali, senza dover passar necessariamente da direttori artistici che, con molte probabilità, direbbero: "Senti questa roba ficcatela nel culo. Fa schifo!". Poi, tutto attorno, ci sono le community che consentono di condividere la porcheria e, magari, fare in modo che qualcuno dica MI PIACE, perchè si trova sempre qualcuno più basso del proprio attuale stato d'ignoranza. In questo senso credo sia preferibile l'oligarchia d'un tempo alla democrazia liquida. Lo stesso vale per i libri. Sempre di più c'è chi sostiene d'essere uno SCRITTORE perchè pubblica in internet. Probabilmente pubblica in internet perchè non ha trovato nessun direttore editoriale che ha voluto credere in ciò che ha scritto, o che gli ha detto: "Guarda che un libro non è un tema di terza media, solo più lungo!" oppure non è disponibile a sostenere il ruolo del francescano ricoperto di sacco che bussa umilmente alle case editrici, quelle non a pagamento, obviously. In effetti è dura accettare che qualcuno ti dica: "Beh, guarda, non ci siamo proprio!". Allora ci sono due strade: o si cerca di analizzare perchè non va oppure si manda a cagare l'interlocutore che non capisce un cazzo di quanto sia meraviglioso il proprio, medesimo genio, e ci si affida alla calda ospitalità di internet o delle case editrici a pagamento.
E' ovvio che qualcuno mi chiederà: "Ma perchè tutti questi bei e sofisticati ragionamenti non te li ha pubblicati IL MULINO o MICROMEGA e li hai dovuti affidare alla democrazia liquida, bel somarone?". Perchè, alla fine, è solo un cane che si morde la coda e io mica sono più d'un cane.

martedì 12 febbraio 2013

PROSSIMI APPUNTAMENTI (a Dio piacendo)

Soggetto a variazioni laddove segnalato:


10/5 ore 21.00 RIESE PIOX (TV), sala comunale di Villa Gradenigo, "Storia di Gambe" con Claudio Cecchetto, fisarmonica e le biciclette di Gianfranco Trevisan.

12/5 ore 17.00 CENDROLE DI RIESE PIO X, Calici di Libri. In solitudine. Libri o Non Libri?

18/5 ore 21.00 TORINO, SALONE DEL LIBRO OFF, Circoscrizione 3. STORIA DI GAMBE, tra IL CANNIBALE e IMERIO, con Claudio "Cek" Cecchetto, fisarmonica.

21/5 ore 18.00 VICENZA, LIBRERIA GALLA, Il Racconto d'Imerio, con Imerio Massignan. Claudio  "Cek" Cecchetto, fisarmonica.

22/5 ore 20.30 ALTAVILLA VICENTINA, Sala Comunale, nel "Giorno d'Imerio", "Il Racconto d'Imerio" in solitudine, ma con Imerio Massignan.

26/5 ore 13.30 PONTE A ESA (FI), il monologo di Gastone Nencini e Fiorenzo Magni, in solitudine.

8/6 ore 19.30 CASTELFRANCO VENETO (TV), sagrato del Bistrot San Giustino, L'ARTE DEL MAIALE con Claudio Cecchetto, fisarmonica.

9/6 ore 18.00 PAVIA, Libreria Delfino, ALBERT CAMUS ERA UN PORTIERE DI CALCIO aka L'opera Omnia di mè stesso medesimo.

12/6 ore 21.00 BASSANO DEL GRAPPA (VI), Libreria di Palazzo Roberti: IMERIO, LO SPETTACOLO con Claudio Cecchetto, fisarmonica.

25/6 ore 21.00 BOJON (VE), Centro Civico, ALBERT CAMUS ERA UN PORTIERE DI CALCIO, in solitudine.

23/7 ore 21.00 SOAVE (VR), in collaborazione con Libreria Gulliver di Verona: IMERIO, LO SPETTACOLO

lunedì 21 gennaio 2013

GUARDANDO DJANGO LIBERATO

Io sono uno di quelli che aspetta i film di Tarantino. Che li va a vedere sempre due volte. In anni più o meno recenti solo "Non è un paese per vecchi" l'ho rivisto due volte, pur non essendo di QT. Perciò non appena il mio corrispondente di Torino m'ha detto che Django era in sala mi sono fiondato nella prima sala cinematografica che lo proponesse. E per uno come me, nato e cresciuto coll'accompagnamento dei blues, è stato uno sballo. Quando è passata la scritta in rosso, più grande dello schermo, MISSISSIPPI, a momenti mi mettevo a piangere. So esattamente cosa disse Martin Luther King nel celebre "I Have a Dream" del Lincoln Memorial il 28 agosto del 1963. Disse: "Ho un sogno. Che PERSINO lo stato del Mississippi così tanto traboccante di ingiustizia e di oppressione sia un giorno un'oasi di libertà e giustizia". E' il PERSINO che spiega cosa fosse il Mississippi. Non era l'Alabama o la Georgia dei cavalieri bianchi del KKK. ERA PEGGIO. Come si vede nel film i cani sbranavano gli schiavi fuggiaschi, e secondo me, ancora adesso nel Sud, mica sono tanto contenti di vedere il film, e QT c'ha risparmiato gli stupri, bontà sua. Ecco, magari solo "Mississippi Burnin'" ha martellato quei tastini un pochettino ancora dolenti. Davvero quando ha parlato di Greenville, Mississippi, a momenti mi mettevo a piangere, ma s'accende la luce e compare INTERVALLO.
Io sono lì con le lacrime agli occhi e subito dietro a me, nella Multisala Manzoni a Paese, provincia di Treviso, sento una voce di ragazza che dice:
"Beh! sì non è male, ma c'è troppo sangue, ogni volta che ci sono quelle scene di eccessiva violenza io guardo il soffitto".
La MIA MENTE, non la mia bocca, parte alla svelta. "Ma, D.C. (uso le iniziali d'un intercalare decisamente molto, ma molto blasfemo) se odi il sangue che cazzo sei venuta a fare ad un film di Tarantino? Che c'è più sangue che nella scena del massacro finale nel campo di Mapache nel Mucchio Selvaggio...".
"Beh sai ho scelto di venire allo spettacolo delle otto, perchè domattina devo andare a messa presto, che poi devo fare una cosa verso le undici per la parrocchia...".
La MIA MENTE: "Ah D.C., D.C!".
E poi con voce di saputella sul tema: "Poi su questi temi ho letto "Le Avventure di Huckelberry Finn", che parla d'un ragazzo e un NEGRO che scappano, che allora era molto pericoloso...Vabbè che è un libro per ragazzi...".
La MIA MENTE, ma ormai anche la mia bocca stanno per partire in un: "Ciò brutta basabanchi (in italiano significa più o meno "bigotta", ma basabanchi è di più) Huckleberry Finn un libro per ragazzi? Le scuole cattoliche t'hanno proprio spappolato il cervello senza bisogno del fucile a pompa!". Di bestemmie ne ho sentite tante, ma che Huckleberry Finn è un libro per ragazzi è una delle peggiori. Di fronte a una così bestiale blasfemia stavo per girarmi e mandarla a cagare di fronte a tutti, quando un ragazzo albanese, seguito da un ragazzo indiano, quindi scuro di carnagione, sono venuti fuori dalla fila e si sono diretti verso l'uscita per andare a prendere un paio di soft drink. Un amico fà loro: "Beh! Dove andate?" e il ragazzo albanese preso dalla tarantinata risponde: "Beh! Mi porto via il negro". Lì il cinema è esploso e io ho avuto la chiara percezione che la parte migliore degli italiani saranno senza dubbio gli immigrati di seconda generazione. Grazie anche per questo, Quentin!

giovedì 17 gennaio 2013

LO SCRITTORE (O ANCHE IL MUSICISTA, PIU' O MENO E' LO STESSO)

E' il 50^ post del blog perciò riveste una particolare importanza e come tale va trattato. Buona lettura miei bazzicatori.

La parola SCRITTORE deve rivestire una serie di significati ancestrali che racchiudono elementi che attengono a una qualche sorta di sciamanesimo. E' bello farsi dare dello SCRITTORE, è come essere una specie umana che si distingue dalle altre perchè riesce a cogliere aspetti insondabili dell'essere perlopiù  preclusi. Esattamente come i cani con gli ultrasuoni. Credo che l'effetto subliminale della parola sia legato alle prime quattro sillabe, SCRI, che ricordano molto il suono che fanno i sacchetti di patatine quando si appallottolano e si buttano via. Il piacere sta nel ricordo dello scrocchio sotto i denti, molto simile all'appallottolio, di quei veli gialli genialmente salati. Quello dello SCRITTORE è proprio uno status così. Uno status meraviglioso. Ma non è, intendiamoci, una professione: in effetti io ho conosciuto solo una persona che campa facendo solo quello. Lo SCRITTORE è uno stato dell'anima, e se uno ti dice che fa lo SCRITTORE non esprime una professione, ma una sensazione. E, alle volte, è talmente prorompente che nei documenti ufficiali compare come professione. E' uno SCRITTORE, ma per otto ore al giorno fa il ragioniere, oppure il fruttivendolo. Nei casi estremi uno è pure avvocato, ma minimizza, perchè in realtà, dice, vorrebbe fare lo SCRITTORE, e qualcosa ha già scritto e qualcuno gliel'ha pubblicato: magari pagando 2500 euro per 400 copie che dovrà provvedere a vendere in qualche modo, ma non ci saranno problemi perchè, gliel'hanno detto in casa editrice, ha lo stesso, uguale talento di Paco Ignacio Taibo II e la gente ci metterà poco a scoprirlo. Pensate che ho pure sentito dire d'un tizio incluso nei candidati di SEL per le amministrative che ha fornito quale professione l'attività che lo fa campare: pubblico esercente o barista, ma s'è ritrovato SCRITTORE nei santini elettorali, perchè aveva scritto quattro o cinque libri. "Ma cazzo! Io non campo mica scrivendo, io campo spinando birre!". La risposta è stata che lui era in realtà e non lo sapeva, intimamente SCRITTORE  e solo incidentalmente pubblico esercente. La pura realtà è che la parola SCRITTORE ammanta una persona di, come direbbe Paolo Conte, un"afrore di coloniali" (afrore è maschile o femminile? per via dell'apostrofo), e anche chi gli sta intorno, mentre la parola barista, possiamo dire così, lo connota d'altri odori che, vuoi mettere, mica sono così amusant.

Da molto tempo chi scrive (nel senso, io in questo preciso momento) sta su quel pericoloso cordolo in cui si fanno i conti per poter spiccare il volo. Ma quello serve per campare se non hai nessuna buonanima che ti foraggia: 20.000 euro lordi l'anno, per poter contare almeno su 12.000 euro netti. Per chi suona sono 100 gig a 200 euro a serata, o il contrario: 200 a 100. Per chi scrive sono 15.000 libri venduti all'anno (più apparizioni e via così). Se stai sotto c'è qualcuno che, in qualche modo, ti mantiene, oppure una discreta parte dei guadagni è, per forza, in nero. E' un segreto di Pulcinella, ma spesso gli ARTISTI non esistono per il fisco e neppure per la previdenza sociale, ma sono opinion leader e dicono la loro sulla società: soprattutto ora che internet e le community consentono la democrazia liquida e ogni scarrafone di carisma può condividere la sua opinione su varie piattaforme. A loro basterebbe chiedere: "Scusa me la fai vedere la tua dichiarazione dei redditi? Che magari va a finire che non hai partecipato alle spese per la tua operazione d'appendicite il mese scorso...", giusto per farli piantare di dire cagate sui difetti della società in cui vivono, ma, giustamente, mi si obietterà che non si può mescolare l'ARTE col fisco.

Se chi scrive (nel senso, io in questo preciso momento), di cui, magari, qualcuno di Voi ha letto un libro volesse lanciarsi nel mondo degli SCRITTORI, dovrebbe fare i conti con la cifra predetta: 15.000 libri venduti all'anno. Ma diciamoci una buona volta la verità: chi cazzo vende in Italia 15.000 libri all'anno? O 30.000 se scrive un libro ogni due anni? Come cazzo è possibile immaginare di poter campare di scrittura in un paese in cui i dati d'acquisto dei libri sono pari a quelli del Burkina Faso? Anche questo è un enigma (non ho messo l'apostrofo perchè secondo me "enigma" è maschile) della SCRITTURA. Come cazzo è che tutti parlano di libri e non legge nessuno? Come cazzo è che tutti brancicano e sbarbolano dietro a "Fahreneit" e saranno 5.000 persone in Italia che acquistano e leggono più di quindici libri all'anno?
Bisogna davvero aprirsi al senso di meraviglia. E' incredibile quanto i misteri della SCRITTURA siano enormi e avventurosi che quelli antichi di Eleusi sono robette per bambinelli con i denti da latte.