L'ultima novità è che la "Storia Balorda" ha vinto il Selezione Bancarella Sport 2012. Di certo saremo a Pontremoli il 21.07.2012 a parlare del libro e a vedere se, questa volta, si riesce a trascinare a Castelfranco Veneto il Bancarella Sport.
24.4 ore 21.00 LA STORIA BALORDA, in solitudine, Centro Culturale Due Mulini, Castelfranco Veneto.
28.4 ore 12.00 STORIA DI GAMBE (second round), ristorante da carletto, cadoneghe (pd), al temine d'una pedalata che partirà da ALOHA CICLORIPARAZIONI, in Via Cernaia a Padova. Per dettagli visitare pagina facebook di Terror Philipson Vogliardi. Con Claudio Cecchetto (fisarmonica).
05.05 ore 10.30 STORIA DI GAMBE, racconti di ciclismo. Sala della biblioteca di Altivole (TV). Per scuole medie e appassionati. Con Claudio Cecchetto, fisarmonica.
16.05 ore 21.00 I LIBRI DENTRO AI LIBRI, in solitudine. LIBRERIA BORGOPO', TORINO da Liliana Maina.
17.05 ore 21.00 STORIA DI GAMBE, racconti di ciclismo, in solitudine. LIBRERIA LA GANG del PENSIERO, TORINO da san andrea bertelli.
24.05 ore 21.00 SUI PEDALI, Palazzetto dello Sport di Castelfranco Veneto, in occasione dell'arrivo del Giro d'Italia. Un esperimento al confine tra storie e realtà del ciclismo, coll'indispensabile collaborazione di NOTORIOUS COMUNICATION LAB.
21/22/23/24 giugno 2012 BOLASCOLEGGE.
21.07 La Storia Balorda a Pontremoli, finale del Bancarella Sport 2012.
mercoledì 21 marzo 2012
mercoledì 25 gennaio 2012
UN AGGIORNAMENTO APPUNTAMENTI
Cari amici del blog, si sta scrivendo su altri futuri supporti.
Per ora solo un aggiornamento appuntamenti, per chi volesse partecipare:
9 febbraio 2012 ore 20.30, Libreria Costeniero, Castelfranco Veneto:
STORIE DI LIBRI. I libri dentro i libri, in perfetta solitudine si parla di lettura e scrittura.
14 febbraio 2012 ore 21.00, Diego Armando, Vallà di Riese Pio X.
L'ARTE DEL MAIALE. Il maiale dalla Bassa al Sud degli Stati Uniti. Le zampette che ascoltano il liscio e il blues. Tra Parma, Mantova e Memphis, Tennessee. Con Claudio Cecchetto, fisarmonica.
21 febbraio 2012, Libreria La Gang del Pensiero, Torino.
TRA IL CANNIBALE E LA BALORDA, in solitudine dietro ai miei libri.
22 febbraio 2012, Galleria del Libro, Ivrea.
TRA IL CANNIBALE E LA BALORDA, in solitudine dietro ai miei libri.
23 febbraio 2012, Teatro della Caduta, Torino, ore 21.00.
LA STORIA BALORDA, lo spettacolo con Luigi Tempera, chitarra e voce.
Per ora solo un aggiornamento appuntamenti, per chi volesse partecipare:
9 febbraio 2012 ore 20.30, Libreria Costeniero, Castelfranco Veneto:
STORIE DI LIBRI. I libri dentro i libri, in perfetta solitudine si parla di lettura e scrittura.
14 febbraio 2012 ore 21.00, Diego Armando, Vallà di Riese Pio X.
L'ARTE DEL MAIALE. Il maiale dalla Bassa al Sud degli Stati Uniti. Le zampette che ascoltano il liscio e il blues. Tra Parma, Mantova e Memphis, Tennessee. Con Claudio Cecchetto, fisarmonica.
21 febbraio 2012, Libreria La Gang del Pensiero, Torino.
TRA IL CANNIBALE E LA BALORDA, in solitudine dietro ai miei libri.
22 febbraio 2012, Galleria del Libro, Ivrea.
TRA IL CANNIBALE E LA BALORDA, in solitudine dietro ai miei libri.
23 febbraio 2012, Teatro della Caduta, Torino, ore 21.00.
LA STORIA BALORDA, lo spettacolo con Luigi Tempera, chitarra e voce.
martedì 22 novembre 2011
GURU BLUES
Massimo Carlotto in un'intervista concessa a Notorious, l'agenzia di comunicazione che ha seguito Bolascolegge 2011, ha risposto alla domanda "quali pensi sia il futuro del Nord Est?" dicendo che non v'è alcuna previsione ottimistica. Nulla di buono fino a quando non vi sarà un risveglio collettivo. Già. Il risveglio collettivo che credo passi inevitabilmente dal risveglio del singolo, ma cosa sia il risveglio del singolo non lo so. E' connesso probabilmente dalla consapevolezza di se' stessi, dal capire dove si è e cosa si fa. Forse. Comunque una roba personale. Già, penso proprio una roba personale. Un po' d'anni fa, prima che uscisse "A Pedate", venne organizzato uno spettacolo sul calcio preparatorio all'esordio del libro in cui raccontavo storie di quel benedetto/maledetto sport accompagnato al piano da Marcelo Zallio. Fu un buono spettacolo, probabilmente un po' troppo lungo, ma insomma non male. M'arrivarono poi dei commenti, uno dei quali fu: "Ma questo Ballestracci non dà nessun messaggio forte sulla vita...". La signora in questione desiderava che, insomma, io le indicassi un'ipotesi di comportamento perpetuo. Proprio io, che mi son separato dalla moglie con un bambino di sette mesi e che sono perennemente senza una lira, che faccio i salti mortali per arrivare in fondo al mese, dovrei mettermi ad indicare la strada agli altri per vivere meglio. Per illuminare loro la via. Ora se potessi reincontrare quella signora un consiglio dal cuore glielo darei. Ecco, per esempio, facciamo finta che ora, mentre sto scrivendo, la tizia riappaia. Finalmente la potrei indirizzare a qualcuno che la può illuminare, che le può dare un punto di riferimento eterno, un centro di gravità permanente, che ha già indirizzato tanti altri. Signora vada in libreria. Non occorre che entri, basta che guardi la vetrina. E' interamente stipata di libri che parlano di Steve Jobs. Ne scelga uno a caso e lo compri. Lo apra e finalmente creda in se' stessa. Come diverse migliaia di altre persone che finalmente credono all'impalbabilità di un sogno. Che penso non c'entri un cazzo col risveglio collettivo.
giovedì 13 ottobre 2011
TASSILI
Non è una recensione. E' la possibilità di una metafora.
Recensioni ne ho scritte tante e m'hanno stancato: la maggior parte delle volte sono pippe che servono far vedere agli altri quante robe sai, o, peggio, hanno una funzione persino di sfogo. Dopo un po' ho pensato che bastasse un "mi piace" o un "non mi piace", con un paio di righe, magari che facessero ridere, sul perchè. Tipo: "Se "Ghost Of Tom Joad" è il nuovo "Nebraska", io sono il nuovo Ippogrifo dell'Orlando Furioso". Non servono mica tante righe per far capire il concetto. E' chiarissimo. Ma le riviste musicali esigono le pippe, ma oramai anche le pippe non servono più tanto i cd mica li compra più nessuno.
Però "Tassili", il nuovo cd dei Tinariwen mi ha fatto venir voglia di scrivere. A mò di metafora.
E' stato "Aman Iman", tre anni fa forse, a farmi tornare l'idea che magari si poteva continuare a suonare. Ad appassionarsi ad un suono e, magari, cercare di riproporlo, anche se è durato poco. S'è quasi subito insinuato il solito tarlo: "Ma che cazzo suoni, che tanto quello che suoni l'hanno già suonato i Tinariwen. Invece di rifare Junior Wells, cosa rifai i Tinariwen? Zuppa o pan bagnato son la stessa cosa Balle!". Allora mi sono limitato ad ascoltarli con tutta quella serie di aspettative che possono diventare deleterie. Con il rischio che l'attesa non serva più a niente, che diventino degli zombie come Springsteen, Van Morrison, Ligabue, B.B. King, Eric Clapton e tutta una lunga schiera di musicisti che dovrebbero smettere di suonare, per il bene nostro e anche loro, credo. Ma era difficile: "Aman Iman" era un capolavoro e se s'incide il capolavoro quello che viene dopo deve essere all'altezza, altrimenti il capolavoro diventa la corda che pende dal soffitto. "Imidiwen" non era "Aman Iman", lo poteva essere se "Aman Iman" non ci fosse stato, ma c'era e allora il cd successivo, quello che nella circostanza è diventato "Tassili", era il cerchio di fuoco. Le ruote delle jeep dei Tinariwen potevano insabbiarsi nella musica del deserto e rimanere per sempre sprofondati da qualche parte nel Tenerè: in questo senso la vicinanza con il BLUES è particolarmente radente. Ibrahim deve averlo capito ed è saltato fuori "Tassili", che non è, per dire "Into The Music" confrontato con "Saint Dominic Prewiew": due "masterpieces" diversi nello stile nella carriera di Van Morrison. "Tassili" è solo mezzo metro più avanti d'"Aman Iman", un giro di ruota nella sabbia, quello giusto per liberare la jeep. Wilco e la Dirty Dozen servono ad aumentare il suono, a renderlo più profondo.Probabilmente anche a indurre a un qualche cambiamento nello stile, che a me par di sentire. Sarà che non sono più abituato a roba non ancora ascoltata. In ultima analisi mi par di percepire qualcosa che fino ad ora non s'era sentito nel suono della band. Cioè, mi spiego e sottolineo se non fosse abbastanza chiaro, a far ascoltare qualcosa di nuovo dentro a questo cd. Mica tanto: un briciolo di qualcosa di nuovo in quello che c'è piaciuto ascoltare fino a ieri. E' moltissimo, perdio. Qualcosa di nuovo, adesso più che mai, è incredibile. TASSILI. Che Allah protegga i Tinariwen.
E questo è tutto.
E questo è tutto.
lunedì 26 settembre 2011
IL RINASCIMENTO VENETO O IL FALLIMENTO?
Articolo apparso sul Gazzettino di Treviso, sabato 24 settembre 2011
Ho letto, probabilmente su questo giornale, mi pare in un articolo intervista a Gianmario Villalta, di una supposto rinascimento culturale della nostra regione. A sostegno di questa tesi vengono evidenziati due risultati "culturali" importanti nell'anno in corso: la vittoria di Andrea Molesini al Campiello e il secondo posto di Maria Pia Veladiano allo Strega. Sarebbero, secondo alcuni, segni indiscutibili del progredire inesorabile d'un movimento culturale autoctono. Vi debbo onestamente confessare la mia sorpresa nel leggere simili dichiarazioni. E' ovvio che Villalta debba mantenere un certo aplomb, nonostante la sua manifestazione, Pordenonelegge, attenga a una regione confinante, ma è altrettanto ovvio che a ciò non debba confacersi il piccolo cronista di paese. Dire che Andrea Molesini sia un'espressione culturale veneta è fuori luogo. E' veneziano e tutti sanno che esistono due mondi culturali ben distinti a seconda che si guardi un lato o l'altro del Ponte della Libertà. Venezia è Venezia e il resto del Veneto è il resto del Veneto. Poi l'abbandono dell'aula consiliare da parte della maggioranza di Palazzo Balbi nel corso della premiazione in regione di Andrea Molesini spiega molto bene il legame tra il "nuovo" Veneto politico e il "nuovo" propugnato Veneto culturale, ammesso che esistano novità. Per quanto riguarda la Veladiano, invece, sbandierare il gonfalone dello Strega a suffragio di un qualsivoglia Rinascimento fa abbastanza scalpore: pur essendo, secondo alcuni, il premio letterario più importante d'Italia è al tempo stesso il riconoscimento più sputtanato dell'intero stivale, con vette, come quest'anno e altre volte, che serpeggiano persino nello scandalo. Perciò gli studi nell'agone della dimostrazione dello svilupparsi di un nuovo periodo dei lumi nella nostra regione debbono per forza imboccare strade nuove. Nuove metodologie debbono essere esplorate per dimostrare che non siamo l'ultimo vagone del treno: quello in cui si possono vedono illuminate le luci rosse e le luci blu di fine convoglio (ndr., scritta solo sul blog: è evidente che Robert Johnson non s'aspettava nel 1937 di finire pure sul Gazzettino di Treviso. Sottolineo Gazzettino. Che soddisfazioni postume!) . Anche se appare, purtroppo, nonostante gli sforzi dei positivisti regionali, sempre più evidente la nostra ignoranza atavica, che alcune volte diventa persino motivo d'orgoglio. E si badi bene, non è una caratteristica dell'ultima svolta politica regionale, ammesso, come sopra, che ci sia stata una svolta. Ricordo come fosse ora il breve colloquio con un attuale esponente di rilievo del PD locale, che si vantava d'aver fatto organizzare sotto il proprio mandato d'assessore alla cultura, allora DC, un concerto di Miles Davis in un'importante Piazza. Era orgoglioso e gli si era gonfiato il petto: "Ero io assessore alla cultura quando abbiam fatto quel concerto. Io. Io ho organizzato il concerto..." a quel punto gli era scivolato via il nome del musicista epocale "...de chel negro che sona a tromba". Comunque la si rigiri, la frittata puzza sempre d'ignoranza. Atavica.
lunedì 19 settembre 2011
ECCO A VOI IL FEDERALISMO MUNICIPALE CULTURALE, VENETO VERSION.
Questo articolo è stato pubblicato sul Gazzettino di Treviso di domenica 18/9/2011
Ho improvvisamente compreso appieno che cos'è il Federalismo Municipale. L'avevo afferrato dal punto di vista economico, ma m'era nebuloso il punto di vista culturale. Sono state di grande illuminazione due manifestazioni alle quali ho assistito. E' stato il geniale manifesto di "Comodamente" a portarmi a Vittorio Veneto: un asino in bianco e nero in mezzo alla campagna, con su dipinto I'M ALL ALONE. Già il simbolo induceva a capire che quella manifestazione andava per forza annusata. Sono stato in Piazza Minucci e in Piazza Nova e mi sono guardato intorno stupito: tutto perchè le parole, i gesti, ma anche i suoni fossero fruiti il più profondamente possibile. Ho girovagato un poco, ho osservato gli allestimenti e subito, da pervicace sinistrorso, ho telefonato a Massimo Zemolin, grande chitarrista di stanza a Vittorio, chiedendogli che accidenti di giunta reggesse la città. Ero pressochè convinto che stesse dalla parte opposta del mainstream politico veneto. Invece la risposta di Zemolin m'ha stupito: "Governa la Lega e anche la giunta precedente era leghista...". Essendo Comodamente alla quinta edizione m'è risultato evidente che tutto è stato partorito e messo in opera in ambito leghista: il che m'ha lasciato interdetto e mi son pure dato del bigotto incartapecorito per i miei stupidi preconcetti. Ma poi, il giorno dopo, mi sono ringalluzzito. Inopinatamente, mi sono ritrovato a far da guida per una coppia di forestieri a Cittadella. Non sapevo che in quei giorni si svolgesse la Festa dei Veneti. Proprio in centro alle mura circolari era stato allestito, bello grande, il palco. Un grande fondo bianco faceva da quinta sulle quali erano riportate due frasi, anche queste belle grandi: "Il Veneto e' la mia patria. Sebbene esista una repubblica italiana, questa espressione astratta non è la mia patria. Noi veneti abbiamo girato il mondo, ma la nostra patria, quella per cui, se ci fosse da combattere, combatteremmo, è soltanto il Veneto". "Ogni volta che guardo la scritta sui ponti del Piave "Fiume sacro alla Patria", mi commuovo, ma non perchè penso all'Italia, ma al Veneto. G. Parise". Tutt'attorno era un proliferare di banchetti che vendevano prodotti e libri veneti, vocabolari rumeni/veneti ad uso delle badanti che guardano i nostri vecchi e Battaglie di Lepanto, con contorno de mangatari vestiti di nero con su la scritta "Armata Veneta". I due forestieri m'han lanciato uno sguardo che significava qualcosa che non era un complimento. Io non ho saputo far altro che abbassare gli occhi, aprire le braccia e lasciarle ricadere lungo i fianchi con un sospiro. Poi improvvisamente m'è parso chiaro che quest'ultimo incidente potesse essere utile a spiegarmi cosa fosse in realtà il Federalismo Municipale Culturale: da Comodamente alla Festa dei Veneti, come se niente fosse. Eppure pur sembrando incredibile son frutti dello stesso albero, alla cui ombra staziona un po' di gente che cerca di capire dove risieda veramente la benedetta anima ("animaccia", in senso guareschiano, risulterebbe più appropriato) del partito che governa la nostra regione.
venerdì 16 settembre 2011
SARZANA BLUES
Nonostante abbia ricordi bellissimi della provincia della Spezia, ci andavo da bambino, un mese all'anno, non ero mai stato a Sarzana. Ci sono andato perchè Andrea Giannoni e Enrico Pandiani m'hanno detto: "Dai vieni giù che c'è Alessandro Zannoni che presenta il suo nuovo libro. Dai vieni giù...". Sono andato giù. Da una parte Tellaro e Fiascherino, dall'altra le Apuane. In mezzo Sarzana. Ci sono stato poco, due giorni in tutto, ma son rimasto a bocca aperta, indipendentemente dalla bellezza del posto. C'era vita là a Sarzana e Andrea Giannoni m'ha spiegato un po' di storie del posto. Un po' più su c'era Fosdinovo e una storia questa volta la conoscevo io: quella di Graziano Battistini, secondo al Tour de France del 1960. E' stata più dura del solito tornare indietro. Questo articolo è apparso sul Gazzettino di Treviso, domenica 4 settembre 2011. So già che qualcuno al mio paesello ha rognato per quello che ho scritto, ma a quasi cinquant'anni mi prendo il lusso di grattarmi i coglioni: come Nick Corey in "Colpo di Spugna" di Jim Thompson, nella traduzione di Attilio Verardi, edizione Longanesi 1987.
"Se un uomo si gratta i coglioni, lo fa perchè ha prurito o anche perchè ci prova un po' gusto?".
La musica, o lo spettacolo in generale, è un buon modo per conoscere il mondo. Non tutto: quello che si può. Sono stato a Sarzana, provincia della Spezia, per una presentazione di un libro. Sono rimasto a bocca aperta. Letteralmente. A prescindere dal fatto che la città in questione sta a cinque chilometri da Lerici, Fiascherino e Tellaro, cioè uno dei più bei angoli di mare d'Italia, ma questo non dipende dall'estro creativo dell'uomo, sono rimasto colpito dall'effervescenza culturale della città e questo, viceversa, dipende proprio da quello. Sarzana ha 31.000 abitanti, esattamente come la mia città, ma ha librerie del fumetto, librerie per bambini con animazioni, piccolo teatro di strada, locandine appese ai muri che annunciano spettacoli insoliti e due locali che, da sempre, fanno musica dal vivo. E poi, proprio mentre gironzolavo tra le sue stradine si respirava l'aroma dell'imminente Festival della Mente: il programma è disponibile in internet e non sto qui a riportarlo, ma è, ancora una volta, da sgranare gli occhi. 46 eventi con personaggi rilevantissimi del panorama culturale italiano e internazionale. E' evidente che si rivela inutile cercare un posto da dormire a Sarzana per quei tre giorni, 2,3, 4 settembre, pur essendo il luogo molto ben fornito di strutture ricettive. E' necessario salire sulle colline della Lunigiana: a Fosdinovo oppure ad Aulla per posare la testa sul cuscino. Eppure Sarzana non è capoluogo di provincia, come per esempio Mantova, che conta solo 15.000 abitanti in più, ma vanta la sigla MN e quindi può contare di uno scalino in più nella "graduatoria" delle città. Perciò ci si può porre la questione da Alice nel Paese delle Meraviglie: "Ma perchè Sarzana sì, che ha gli stessi abitanti del mio paese, e noi no?". M'è stato spiegato il perchè, là a Sarzana. Il posto è una sorta d'enclave della sinistra, 78% alle ultime amministrative, che cerca di mantenerla come luogo esemplare, nonostante i tempi difficili che attraversa anche quella parte politica. Ogni rappresentante a Palazzo Madama e in sede di governo regionale cerca di portare a casa il più possibile per la città, proprio per consolidare quell'aria di Avalon, un po' fuori dal mondo in effetti, che ivi si respira. Nonostante la spiegazione, forse a causa dei tempi così saporosi di federalismo persino municipale o a causa della dura cervice, la domanda mi rironza nella testa: "Ma perchè Sarzana sì, che ha gli stessi abitanti del mio paese, e noi no?". Trecentottanta chilometri d'autostrada con quel pensiero. Fortunatamente al mio ritorno Roberto Scalabrin ha pensato bene di portare nella mia città quel fenomeno musicale che risponde al nome di Simone Zanchini, altrimenti detto "Dio che suona la Fisarmonica". Un placebo prima che quella questione maledetta riprenda a ronzare.
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