E' uscito "Inferno" di Dan Brown. Lo vedo in tutte le vetrine delle librerie. E cosa devo dire? So già che le persone che scrivono e pubblicano (volevo usare la parola "scrittore", ma non la voglio usare) sono incazzate marce perché i loro libri (anche i miei, voglio dire) non se li fila nessuno, mentre basta che Dan Brown scoreggi e son tutti lì ad annusarne le flatulenze. Ora io, qui, devo dire la verità. Io ho letto "Il Codice da Vinci" e posso giurare che per un giorno e mezzo non ho fatto altro che desiderare d'avere un po' di tempo per vedere come andava a finire. M'ha persino fatto venir voglia d'andare in Scozia per visitare la Cappella di Rosslyn, che secondo me non è poco. L'unico altro libro che ho letto di recente che m'ha fatto venir voglia d'andare in qualche posto, Praga per la precisione, è HHhH di Laurent Binet. E' chiaro che dopo quel giorno e mezzo di lettura febbrile non l'avrei ripreso in mano. Non è come, chessò, "Due Anni Senza Gloria" di Lodovico Terzi che ho appena finito di rileggere per la seconda volta o come "Memorie di Adriano" che mi porto pure in viaggio che non si sa mai che mi venga voglia di risfogliarlo per la sesta tornata. Non è come quei libri là, ma non dimentico il gusto di rimanere aggrappato a quelle pagine per scoprire dove ostia sarebbe stò benedetto Santo Graal e cosa c'entra stà Maria Maddalena. "Sì, sì, ma in America hanno una scuola per far saltar fuori stì best seller. Tutto stò schifo commerciale!". Allora, detto tra noi, a me che solo sentir parlare di scrittura creativa mi viene la cistite, in una scuola di quel tipo lì correrei alla svelta, perchè dev'essere la stessa scuola da dove è saltato fuori Thomas Harris, che a me piace un sacco (tranne l'ultimo quello della giovinezza di Hannibal Lecter), mentre i moralisti italiani non vanno aldilà di scrivere le solite cagate sui loro struggimenti esistenziali, di cui pensano che a qualcuno interessi, ma non interessano un cazzo a nessuno. Voglio dire se i prodotti sono "Inseparabili" e "Stabat Mater", oppure qualsiasi roba di De Carlo, allora 1000 volte meglio Dan Brown, che almeno non ti rompe i coglioni con belle frasi che non dicono un cazzo. Almeno dentro "Il Codice da Vinci" qualcosa si muove. C'è una storia che sventaglia da una parte all'altra. Per non parlare dell'altro filone esistenziale della Librolandia italiana: le disgrazie altrui. L'autismo, l'omicidio efferato e tutte quelle robe che scatenano il voyeurismo pietoso tanto caro alla cultura cattolica, "il culto delle ossa e dei cimiteri" come la chiamava Gore Vidal. Per cui, per quanto mi riguarda, anche se non c'ho che quei pochi euro, credo che li spenderò in "Inferno", perchè preferisco cento volte quel giorno e mezzo di bramosia attorno a una roba che parli delle visioni (almeno credo, io mica ancora l'ho comprato e non so di cosa parli) infernali di Dante Alighieri che uno m'impietosisca sui drammi esistenziali d'un povero tetraplegico, che, tra parentesi, conosco molto bene, ma sono fondamentalmente cazzi miei e di quello a cui è capitata la sventura. Molto meglio Dan Brown che i beccamorti della pietà di cui in Italia siamo stracolmi. E per quanto riguarda Faletti? Beh è chiaro che uno che abbia letto prima James Ellroy ai libri di Faletti dà fuoco subito, mentre se comincia da lì, dal buon ex-cabarettista voglio dire, allora li leggerà fino a che non incontrerà qualche anglosassone coi coglioni e darà fuoco ai libri di Faletti successivamente. Comunque sempre di fuoco si tratterà.
giovedì 16 maggio 2013
lunedì 22 aprile 2013
HO TROVATO L'INVASOR.
Sì ho sempre brandito la canzone "Bella Ciao" come un vessillo, ma sempre di più, mano a mano che procedo in un'opportuna attività istruttoria, mi pare che ci sia qualcosa che tocchi e m'accingo a raccontarlo.
"Questa mattina mi sono alzato e ho trovato l'invasor". Purtroppo cari autori della canzone e cantanti a squarciagola i tedeschi non erano invasori. Erano seguaci del partito nazista, con tutti i loro difettucci (penso si colga un certo sarcasmo nello scrivere "difettucci"), ma non erano invasori. Erano in Italia, fino all'8 settembre 1943, in quanto alleati e in quanto l'Italia era entrata in guerra al loro fianco senza mezzi e senza troppa voglia. Diciamo giusto per sedersi dopo, massimo, un mesetto al tavolo dei vincitori (i germanici per l'appunto) e portarsi via un po' di ciccina. Ma le cose non andarono proprio come gli italiani s'aspettavano. Allora i tedeschi per dare man forte all'alleato nella penisola strategica avevano inviato un po' di divisioni. Per chi non lo sapesse, e contrariamente a quanto si crede ce ne sono molti, l'Italia era alleata della Germania e del Giappone. Dopo un po' di degne furbatine, che ricordano molto recenti comportamenti italiani, Vittorio Emanuele, Badoglio e Ambrosio, non capisco perchè tutti piemontesi che a me i piemontesi stanno generalmente simpatici, firmarono l'armistizio e colsero il lasso di tempo tra la firma e la diffusione ufficiale della notizia per filarsela in zona meno popolata dai tedeschi, Brindisi per la precisione. Lasciarono la nazione abbandonata, ritenendo che, di certo, i tedeschi se ne andassero immediatamente, consentendo di buon grado e con gran senso dell'ospitalità agli anglo-americani di risalire, diciamo in dieci giorni, fino al Brennero, per poi riprendere cavallerescamente i combattimenti non appena gli alleati avessero oltrepassato la linea di confine. Per cui, cari compatrioti cantanti, non c'era nessun invasore in Italia, solo un ex-alleato che l'Italia, prima che fosse troppissimo tardi, aveva mollato. Serviva una "guerra di liberazione" per sancire il nuovo stato italiano, possibilmente monarchico, ma non tutte le ciambelle riescono col buco, e ci si inventò l'invasore: dimenticando che l'invasore lo si era accolto a braccia aperte, come il migliore dei protettori. Ma adesso, con scatto bruciante, eravamo gli eroi della guerra di liberazione, e ora dovevamo pure provvedere a presentarci al mondo come i buoni italiani, nonostante l'insignificante legame col Terzo Reich, che tanto buono non era.
Per diventare buoni italiani contro i nuovi cattivi che, dopo il crollo del Fronte Orientale e la devastante avanzata dei comunisti nelle steppe fino ad arrivare un po' troppo vicino al confine dell'attuale Friuli, erano tornati ad essere i bolscevichi, allora bisognava ingegnarsi un poco. Bisognava trovare dei riprovevoli crimini che servissero allo scopo. Non ci si mise moltissimo: i bastardi comunisti avevano infamemente infoibato i buoni italiani nelle fenditure del Carso, questi inumanoni senza Dio. Sì, sì, verissimo, ma ci si dimenticò, a bellissima posta, che solo 4 anni prima i medesimi buoni italiani avevano ben "lavorato" la Slovenia, così tanto che la Jugoslavia chiese alla Commissione Alleata la consegna dei generali Roatta, Robotti e Gambara per processarli come criminali di guerra, ma il caso volle che tutti e tre fossero spariti misteriosamente dopo la Liberazione. Ciò nonostante a tutti risultò lampante che i crimini di guerra italiani in Slovenia e Dalmazia erano sciocchezzuole, mentre le foibe niente affatto. Erano un'aberrazione. Non a caso il confine di Trieste era anche la precisissima separazione tra il bene e il male, dove scaturiva il confine tra l'Est e l'Ovest.
Sì s'era diventati eroici e buoni italiani e si poteva sorridere soddisfatti, sempre che si riuscisse a dimenticare davvero il passato recente: una parte della propria storia. E' comprensibile, del resto: a nessuno piacerebbe farsi dare gratis del doppiogiochista, ma è proprio questo incancrenito passato che costruisce la fisionomia dell'italianotipo che, di tanto in tanto, emerge con tutta la sua rotonda schifezza.
lunedì 15 aprile 2013
APRILE, MAGGIO e PURE GIUGNO e UN PO' DI LUGLIO in giro a far spettacoli.
22 aprile 2013 ore 21.00.
Prima serata di Villa di Scienza e di Pensiero, Villa di Caldogno (Vi).
IMERIO E LE DUE RUOTE, lo Spettacolo d'Imerio.
Per la prima volta con, in persona, IMERIO MASSIGNAN.
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
23 aprile 2013 ore 21.00.
Negozio di cicli R Alfier Free Time and Bike, Via San Pio X, Castelfranco Veneto.
IL RITORNO DEL CANNIBALE, in occasione della ristampa dell'"Ombra del Cannibale", uno spettacolo su Eddy Merckx.
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
29 aprile 2013 ore 10.00.
Palaloria.
STORIA DI GAMBE per i ragazzi delle scuole medie di Riese Pio X e Altivole.
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
10 maggio 2013 ore 21.00.
Sala di Villa Gradenigo, Riese Pio X (TV).
STORIA DI GAMBE, lo Spettacolo del Ciclismo.
Con le biciclette della collezione di Gianfranco Trevisan e
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
12 maggio 2013 ore 17.00
Caneva dei Biasio, Cendrole di Riese Pio X (TV).
CALICI DI LIBRI.
LIBRI O NON LIBRI aka CAMUS ERA PORTIERE DI CALCIO.
In solitudine.
18 maggio 2013, ore 21.00.
SALONE OFF, Salone del Libro di Torino.
Circoscrizione 3, Piscina Trecate, Torino.
TRA IL CANNIBALE E IMERIO, una porzione di STORIA DI GAMBE.
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
21 maggio, ore 18.00
Libreria Galla, Vicenza, in occasione dell'arrivo della tappa Caravaggio - Vicenza del Giro d'Italia.
LO SPETTACOLO d'IMERIO
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
26 maggio, ore 13.30
Ponte a Elsa (FI), in occasione del pranzo dei ciclisti toscani.
LE STORIE DI GASTONE NENCINI E FIORENZO MAGNI
In solitudine.
8 giugno, ore 19.30
Castelfranco Veneto (TV), sagrato del Duomo e del Bistrot San Giustino.
L'ARTE DEL MAIALE: riflessioni spettacolari sulla norcineria
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
12 giugno, ore 21.00
Libreria di Palazzo Roberti, Bassano del Grappa (VI).
Con la benedizione di Francesco Nicolli:
LO SPETTACOLO D'IMERIO
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
23 luglio, ore 21.00
Soave (Vr). Sede esatta da precisare, con la collaborazione della Libreria Gulliver di Verona.
LO SPETTACOLO D'IMERIO
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
Prima serata di Villa di Scienza e di Pensiero, Villa di Caldogno (Vi).
IMERIO E LE DUE RUOTE, lo Spettacolo d'Imerio.
Per la prima volta con, in persona, IMERIO MASSIGNAN.
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
23 aprile 2013 ore 21.00.
Negozio di cicli R Alfier Free Time and Bike, Via San Pio X, Castelfranco Veneto.
IL RITORNO DEL CANNIBALE, in occasione della ristampa dell'"Ombra del Cannibale", uno spettacolo su Eddy Merckx.
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
29 aprile 2013 ore 10.00.
Palaloria.
STORIA DI GAMBE per i ragazzi delle scuole medie di Riese Pio X e Altivole.
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
10 maggio 2013 ore 21.00.
Sala di Villa Gradenigo, Riese Pio X (TV).
STORIA DI GAMBE, lo Spettacolo del Ciclismo.
Con le biciclette della collezione di Gianfranco Trevisan e
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
12 maggio 2013 ore 17.00
Caneva dei Biasio, Cendrole di Riese Pio X (TV).
CALICI DI LIBRI.
LIBRI O NON LIBRI aka CAMUS ERA PORTIERE DI CALCIO.
In solitudine.
18 maggio 2013, ore 21.00.
SALONE OFF, Salone del Libro di Torino.
Circoscrizione 3, Piscina Trecate, Torino.
TRA IL CANNIBALE E IMERIO, una porzione di STORIA DI GAMBE.
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
21 maggio, ore 18.00
Libreria Galla, Vicenza, in occasione dell'arrivo della tappa Caravaggio - Vicenza del Giro d'Italia.
LO SPETTACOLO d'IMERIO
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
26 maggio, ore 13.30
Ponte a Elsa (FI), in occasione del pranzo dei ciclisti toscani.
LE STORIE DI GASTONE NENCINI E FIORENZO MAGNI
In solitudine.
8 giugno, ore 19.30
Castelfranco Veneto (TV), sagrato del Duomo e del Bistrot San Giustino.
L'ARTE DEL MAIALE: riflessioni spettacolari sulla norcineria
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
12 giugno, ore 21.00
Libreria di Palazzo Roberti, Bassano del Grappa (VI).
Con la benedizione di Francesco Nicolli:
LO SPETTACOLO D'IMERIO
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
23 luglio, ore 21.00
Soave (Vr). Sede esatta da precisare, con la collaborazione della Libreria Gulliver di Verona.
LO SPETTACOLO D'IMERIO
Claudio "The Cek" Cecchetto, fisarmonica.
giovedì 4 aprile 2013
TRA PAUL BOSS E GHOST DOG (aka IL BLUES DELL'UOMO DELLA MEDICINA)
Credo sia stata la visione di "Ghost Dog" di Jim Jarmush a farmi propendere per il verso hagakuriano della vita. In altri termini io sono uno che cerca sempre il Maestro: uno che faccia da faro quando io non capisco più un cazzo di ciò che m'accade attorno. Accade ora che tribolo attorno ai libri, ma è accaduto anche un bel po' d'anni fa - ma neanche tantissimi a ben vedere - quando arrancavo nel mare magnum del blues. Allora, nei miei anni convulsi che vanno più o meno dal 2002 al 2008, ho trovato i miei pivot in 3 personaggi della scena blues italiana. Intendiamoci, ho instaurato buonissimi rapporti con molti che conservo, ma i punti di riferimento sono stati tre. Claudio Bertolin, Oracle King e Paul Boss. Uomini diversissimi tra loro. Tanto oscuro è Claudio, tanto rodomontiano è Oracolo, tanto intercalante tra l'uno e l'altro, ma inesorabilmente dotato degli Stivali delle Sette Leghe Paul Boss. Ciascuno di loro però si erge dalla cintola in su nel panorama bluesistico: mica solo per come suonano, perchè delle volte s'incapponano in accordature che neanche Little Willie John ubriaco riuscirebbe a incartapecorire così tanto, ma per come cantano e, soprattutto, per IL CARISMA travolgente. Sono uomini che non puoi fare a meno di notare, che non puoi fare a meno d'avvicinare e che capisci subito, non si sa per quale motivo, ti possono passare della gran forza che t'aiuta a star a galla se stai per affogare. Non c'è un motivo. Dio ha dato loro la "luccicanza" e a nessun altro. Non c'è ragione d'incazzarsi se l'ha data a loro e agli altri no: quel giorno è andata così. Non è un caso, secondo me, che Oracolo e Claudio abbiano buttato fuori dischi decisivi per il blues italiano: dischi che hanno tutto il passato addosso, ma che frombolano in un proprio, personale futuro. Due di quelle due manciate di dischi che del blues italiano s'hanno da salvare. "The Blues Is a Lonely Road" e "No Place To Go" fanno paura. Credo d'averli ascoltati 500 volte ciascuno e mi danno sempre la stessa sensazione d'inarrivabilità. D'Angelo "Leadbelly" Rossi non parlo, che lo conosco poco, non ho mai suonato insieme, però l'ho ascoltato spesso e so che sarebbe stato il quarto PIVOT dei miei anni convulsi se avessi avuto l'opportunità di conoscerlo un poco: 2 dischi dei magnifici,diciamo, otto sono suoi: "Jump Up Song" e, soprattutto, "I Don't Want Take Nothin' With Me When I'm Gone". All'appello mancava Paul Boss e in questi giorni è arrivato "The Medecine Man" e non c'è stato verso di scappare dalla regola: un cd a tratti magnifico che fa comprendere come quelli con la "luccicanza" addosso sono condannati a non sbagliare un colpo. Una voce strepitosa, come se ne sentono solo nella lista dei pivot, con in più il solo Johnny La Rosa e una sensibilità pazzesca, incastonata, ancora una volta non si sa perchè in un omone sghembo d'un quintale e qualche cosa. Dentro a "Medecine Man" c'è il semplice slide da favola d'Umberto Porcaro, che cancella d'un colpo tutti i bellimbusti dell'effetto scenico a tutti i costi che girano per i palchi, lasciando sul posto solo un po' di gel per capelli e forfora scongelata e l'armonica di Max Lugli che, pur essendo io apertamente idiosincratico nei confronti dello strumento che suono io stesso, è suonata con un gusto gigantesco, perfetta dietro la voce e districata come si deve in assoli niente affatto facili per come Paul Boss ha pensato il disco. "Too Much", "56", "Jessie James", "The Weight" sono capolavori e persino la rilettura di "Can't Be Satisfied", che se fosse stata para para m'avrebbe scassato il cazzo, è entusiasmante. E poi, una cosa di cui non si parla mai, quelli che han registrato: Giacomo Lagrasta e Michele Paglia. Il mondo del blues italiano è lastricato di buone intenzioni che portano all'inferno, perchè accade sovente che l'ansia di registrare in questo o quello studiolo non faccia porre la domanda: "Ma siamo sicuri che i fonici abbiano anche una pallida idea del genere musicale che si va a registrare?". In positivo mi vengono in mente i dischi dei Jacknives di Marco Pandolfi e anche "Close The Bottle When Your Done", registrati da chi del blues ne ha ascoltato, in negativo nessuno, per l'amordiddio, perchè altrimenti scoppierebbe il putiferio. Giacomo e Michele (MRS Modular Recording Service) hanno ottenuto con praticamente nulla tutto ciò che si può ottenere da un cd di blues, solo perchè sapevano benissimo di cosa si stava parlando. E non crediate sia poco.
Questo solo volevo dire. Finalmente un nuovo disco che mi riconcilia con il blues.
Chapeau, Paul.
lunedì 25 marzo 2013
IL CURIOSO CASO
Ciò che mi stupisce è che mi chiedano di continuo quanto io sia appassionato di ciclismo. Sì lo sono, ma non alla stregua di molte altre persone che, per esempio, incontro agli spettacoli. Questi lo sono molto più di me. Io sono molto più appassionato d'avventure che, per esempio, di ciclismo e il fatto che la mia generazione (o quantomeno quelli della mia età) sia cresciuta attaccata alla televisione a guardare le partite di Gigirriva o la sfida inesorabile tra Merckx ed il resto dell'umanità m'ha pesantemente condizionato. Nel senso che le avventure per me erano appunto queste: Giggirriva imbeccato da Rivera, che fa due passi a sinistra e tira di precisione nella selva di gambe di difensori messicani e batte Calderon, oppure, il colmo del dramma, Bitossi che perde il mondiale di Gap. Poi, vabbè, anche "Quo Vadis?" e "I Ragazzi della Via Paal", ma soprattutto i miei eroi sportivi. Per questo, alla fine, finisco sempre per imbattermi in libri fatti a quel modo. L'ultimo gran romanzo che ho letto era "Il Professionista" di WC Heinz, uscito per Giunti l'anno scorso, che spero non partecipi al Bancarella Sport, sennò è finita per tutti, che guardacaso parlava d'un pugile, d'uno sfidante. Una grandissima scrittura che disarmava e che mi piacerebbe sapere quanto possa aver venduto nel gran mondo librario italiano. Alla stessa altezza, adesso, c'è un altro libro: "Il Curioso Caso di Sidd Finch" di George Plimpton, che ho terminato ier sera: che racconta d'un lanciatore di baseball fantasma. Persino inglese, ma infiltrato da cognizioni cosmiche buddistiche, che sconvolge il mondo dei New York Mets. Ora leggere quel libro è stato un piacere, un po' incrostato dal fatto che fosse il primo libro che ho ultimato quest'anno. Embè, cosa ci posso fare? Se un libro non m'acchiappa alle prime pagine io lo mollo immantinente, magari offrendogli la possibilità d'essere letto quando avrò un mood diverso (a chi sgemba la bocca pensando che sono presuntuoso a osteggiare autori importanti che hanno scritto capolavori, rispondo che con i libri che acquisto faccio un po' che cazzo mi pare, che mi porta a pensare alla memorabile frase di Margherita Oggero durante Bolascolegge che riferendosi ad un collega scrittore che si lagnava di come un suo libro fosse stato mal trattato dalla riduzione cinematografica, essendo un libro COME UN FIGLIO, affermava: "e cosa c'entra? Un figlio mica si vende!"). Sì a fine marzo ho letto solo un romanzo: "Il Curioso Caso di Sidd Finch", ho dovuto seguire un sacco di robe a mia parziale giustificazione, ma un solo libro in tre mesi è poco. Fino a poco fa ero sconsolato, ma poi ho letto il rapporto sullo stato dell'editoria italiana nel 2012. E già solo leggere un libro all'anno in Italia, con entusiasmo mi colloca d'amblè nella percentuale del 46% degli italiani che in un anno hanno letto almeno un libro. Cioè solo leggere "Il Curioso Caso di Sidd Finch" mi fa scavalcare d'un passo unico già il 54% del paese, che non legge un cazzo. Adesso comincio "Il Migliore" di Malamud, un altro gran pezzo di scrittore che trova il pretesto per scrivere un romanzo nel baseball, e una volta finito chissà quanta parte d'Italia avrò già saltato. Da ciò segue la domanda: "Ma non è che sia un indicatore che in Germania almeno l'80% delle persone legge almeno un libro, che fa pensare che potrebbe essere per quello che loro ci spiegano passin passino come accidenti dobbiamo fare per venir fuori dalla merda?". E la domanda successiva: "ma che cazzo di sistema scolastico e familiare ha portato ad avere nell'Italia d'oggi solo il 46% delle persone che leggono libri?". E poi ancora: "ma perchè cazzo l'eccesso di offerta degli oggetti-libri non porta alla diminuzione del prezzo?, e per ultima: "ma perchè cazzo editori e autori se la tirano tanto sul loro mestiere e sulla loro ispirazione, se dei libri non gliene frega un cazzo, e sempre meno, alla maggior parte della gente?".
giovedì 14 marzo 2013
BERGOGLIO BLUES
Appena eletto il papa, argentino, presumibilmente porteno, non so se stia dentro o fuori alla General Paz per definirlo tale, ho visto sulla community che bazzico un sacco di post legati al suo passato di vicinanza alla dittatura argentina durante gli anni dei "voli della morte". Quando ho scritto la "Storia Balorda" mi ci sono ficcato a pesce dentro a quel bailamme che era "La Guerra Sporca", ma ne sono riemerso con la consapevolezza di poter solo "descrivere" alcune cose piuttosto che "sentirle" veramente. Ho scritto dell'Argentina, ma non ci sono mai stato, per questo posso solo descrivere. Conosco dei boludos che m'hanno raccontato molte cose, ma io non mi sono mai mosso da Castelfranco Veneto. Ho scritto dei centri di detenzione clandestina a Rosario, ma non ci sono mai stato e ho scritto come potevo. Il complimento più bello a quel libro l'ha fatto Franco Terzera, un appassionato di Novara, dicendo in una piccola televisione privata che ne "La Storia Balorda" non c'era moralismo. E' un commento che mi fa piacere semplicemente perchè la STORIA (la disciplina scientifica) non si piega o non dovrebbe piegarsi al moralismo. L'ho imparato leggendo e preparando i libri che poi ho scritto.
Chi critica pesantemente Bergoglio dovrebbe, prima di prendere posizioni così nette, rileggere Massimo Carlotto nelle "Irregolari", esattamente dove, ricordando Osvaldo Soriano, dice:
"Il ventinove gennaio morì Osvaldo Soriano. Frugando tristemente in un cassetto dove conservavo gli articoli che avevo scritto per Il Manifesto, mi capitò tra le mani un ritaglio che non ricordavo d'aver letto: Ricordando con Odio, pubblicato il giorno del giorno del 20^ anniversario del colpo di stato. Per Soriano la dittatura argentina era stata il male assoluto, non si poteva nè dimenticare, nè perdonare. "Continuano a sembrarmi imperdonabili i dialoghi e i flirt col potere di allora. I pranzi di intellettuali - i Sabato, i Borges, i Bioy Casares - con il generale Videla. La strategia della riverenza, l'ammicamento, la pacca sulla spalla. Era meglio prendere una strada sbagliata contro la dittatura che avere ragione obbedendole". Era tutta lì, in quell'ultima frase, la storia della ribellione argentina".
Bene cari detrattori di Bergoglio, avete libri di Borges, il sommo poeta, in casa? MALE! MALISSIMO!
Ricordo bene la scintilla iniziale della "Storia Balorda", sempre cooptata da un libro di Massimo Carlotto: "Perchè nel Cile del 1973 tutti i simpatizzanti di sinistra presero posizione contro la dittatura, mentre della dittatura militare scoccata il 24 marzo 1976 nessuno parlò?". La risposta sta sempre nelle Irregolari ed è estremamente meschina per il popolo di sinistra, sopratutto quello più estremo, che oggi irruvidisce la voce contro Jorge Bergoglio. Prima di scrivere "La Storia Balorda" ho letto la tesi di Andrea Maggiolo: Buenos Aires non finisce mai ed è sorprendente come, per esempio, "L'Unità" e i giornali della sinistra francese avvallino il regime di Videla, come "unica transizione possibile verso il ritorno della democrazia". Come le posizioni più contrarie alla situazione in Argentina siano assunte dal Corriere della Sera, piuttosto che dall'appena nata Repubblica o dalla già citata "Unità".
Mai come scrivendo quel libro ho avuto la sensazione che non esistano il torto o la ragione e che ciò che accade sia frutto di errori precedenti e che tutti siamo vittime, chi più e chi meno a seconda di quando è vissuto e di dove ha vissuto, delle circostanze della STORIA.
Mi va di citare, per rimanere a avvenimenti recenti che viaggiano più o meno sullo stesso binario, le posizioni sul fascismo della portavoce del MOVIMENTO 5 STELLE che tutti hanno stigmatizzato non sono invece da condannare. Involontariamente ha detto una cosa intelligente. Tutti oggi sono antifascisti, per l'amordiddio, ma sarebbe stato bello, ironicamente, ovvio, essere vissuti prima del 25 luglio 1943 per vedere cosa saremmo stati: la nostra percentuale d'eroismo. Sono curiose le testimonianze di quelli che ci furono davvero, di come rimassero sbigottiti di fronte a coetanei che prima si chiamavano Benito e che il 26 luglio si chiamavano Edoardo, Filippo, Andrea. Oppure mi piacerebbe avere per un istante la macchina del tempo e vedere come si comporterebbero tanti antifascisti di oggi di fronte al Bando Graziani, magari con un bel manipolo di soldati della Wermacht nelle vicinanze. Da che parte starebbero nonostante la loro certezza odierna d'essere ANTIFASCISTI!
Cari detrattori, a priori, di Bergoglio, mi piacerebbe che tutti c'attenessimo al detto biblico: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra", al quale dovrebbero, per esempio, attenersi quelli che, per esempio, si riempiono la bocca delle foibe o quelli che, di sinistra, io li ricordo benissimo come fosse ora s'attenevano a questo criterio in merito ai giudei.
"C'era poi da aggiungere l'incomprensibile e capziosa questione degli ebrei, che prima erano stati dipinti nudi e smunti, povere vittime sacrificali nei campi di sterminio di Hitler, e poi s'erano d'improvviso trasformati in pericolosi reazionari nei gulag di Stalin".
Il motivo per cui la Chiesa esiste e vince è perduto nella notte dei tempi, i più ingenui lo racchiudono in un sogno di Costantino, ma non è così: è l'insinuarsi nelle classi più abbienti romane che ne determina il potere. Un "Simply Twist Of Fate" l'ha condotta a vincere la battaglia sul Culto di Mitra dal quale ha assorbito molti tratti e da lì e diventata ciò che oggi è: un centro di potere che ha a che fare con altri centri di potere. Chi ne invoca il ritorno al francescanesimo è un povero illuso, sepolto da millenni di storia. Non s'è mai sentito parlare d'un cardinale poverello, al massimo uno rimane vescovo e magari ucciso da una patota come Enrique Angelelli il 6 agosto 1976, proprio in Argentina.
Perchè, nel caso non lo si sapesse, la Storia macina gli uomini.
lunedì 4 marzo 2013
IL BLUES DEI "LIBRI SPORTIVI"
Beh, è una domanda che mi son fatto molte volte, magari anche qui sul blog e soprattutto adesso che m'hanno inserito nel manipolo di "scrittori" di www.scrittoridisport.it. Come accidenti è che in Italia esiste la letteratura sportiva staccata da tutto il resto della letteratura? Cioè come mai da una parte c'è la letteratura e dall'altra la letteratura sportiva, come un'immagine diafana di una cosa ben più importante? E' una questione che mi sarebbe piaciuto sottoporre al "Bancarella Sport", ma mi pare che il premio s'interessi di più al cercare consensi attraverso l'esibizione di personaggi pubblici, più che alla scrittura. Cosa peraltro giustificabile. Non è solo una questione solo di "Bancarella Sport", è una faccenda che caratterizza l'intero ambiente letterario italiano: visto che le case editrici non hanno soldi da investire in promozione, è la fama dello "scrittore" che sopperisce al gap d'investimento. Ciò nonostante se si legge "Il Migliore" di Bernard Malamud ci si chiede: "Ma in Italia lo considererebbero letteratura sportiva o LETTERATURA?". Cioè "Il Commesso" starebbe in uno scaffale e "Il Migliore" in un altro, benchè siano stati scritti dallo stesso autore e con lo stesso imprinting che fa dire a Philipp Roth che Malamud è uno dei migliori scrittori della sua generazione? Analogamente "Il Professionista" di W.C. Heinz, che parla di pugilato, uno dei più bei romanzi, forse il più bello, che ho letto nel 2012, dove potrebbe essere collocato? A fianco della biografia di Ibrahimovic? E poi, forse in questo momento per me, l'esempio più eclatante "Il Curioso Caso di Sidd Finch" di George Plimpton, acquistato alla Libreria Therese di Torino, la più bella libreria al mondo insieme alla Gang del Pensiero, sempre nella medesima città, che nessuno può affermare essere un libro sul baseball, ma bensì uno dei capolavori più (è una sorta di doppio superlativo rafforzato, me lo brucerebbero subito, con tanto di pedata sul culo, se ci fosse un editor, ma qui il mio editor sono io, uno dei supervantaggi della democrazia liquida) assoluti della letteratura degli ultimi anni, dove lo mettiamo? A fianco dei "Portieri del Sogno", una misera sinossina del ruolo più affascinante del mondo, però pubblicato da Einaudi, che una volta pubblicava "Memorie di Adriano" e "Se questo è un uomo?" e pure "Futbol" d'Osvaldo Soriano?
Già, di questo mi piacerebbe si parlasse al Bancarella Sport, che le menti nell'organizzazione ci sono per farlo. Mi piacerebbe proprio capire perchè non si coglie la metafora dietro Italia - Germania 4 a 3, con Schnellinger e Burgnich che segnano proprio lì, all'Azteca, nella partita in cui tutto dovrebbe essere controllato, ma non lo è affatto, se non gli unici, i quasi unici gol della loro carriera. Oppure perchè, nonostante l'ESMA fosse a cinquecento metri dallo Stadio Monumental di Buenos Aires, e le patotas al massimo dell'effervescenza, nessuno tra gli italiani si sia posto il problema del perchè così tanta gente, e spesso connazionali, sparisse nel nulla proprio nei giorni del mondiale 1978. Sì sì, mi piacerebbe un incontro tra il "Bancarella Sport" e "Futbologia", magari per riuscire a comprendere come per un bambino che non legge un accidente, suggerirgli un libro che parli d'eroi sportivi trattati come Dumas tratta D'artagnan, Porthos, Aramis e Athos, potrebbe essere un buon punto di partenza. Magari, dico. E magari si capirebbe pure come uno dei maggiori scrittori italiani di questa generazione, conosciuto da pochi, ma decisamente uno dei maggiori, alla faccia di tanti altri che sfrugugnano in libreria, Marco Lazzarotto, abbia messo a tutti i personaggi importanti del "Ministero della Bellezza", il suo ultimo libro che non parla affatto di sport, cognomi di bomber di grandi speranze, ma naufragati nel mare magnum del calcio moderno. E questo anche per spiegare ai soloni come mai Camus abbia deciso di mettersi a scrivere solo perchè la tubercolosi gli troncò la carriera di portiere.
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