mercoledì 25 gennaio 2017

PERCHE' NON SOPPORTO I 5 STELLE

Sono nato nel 1962, in Svizzera. I miei genitori erano emigranti e da dove venivano non c'era una lira. Tornarono nel 1967 perchè, finalmente, anche per chi non aveva un'istruzione - i miei non l'avevano - pareva esserci una possibilità, ciò semplicemente perchè la classe politica che governava - per quanto criticabile e, a proposito di propensione alla critica, io ero figlio di comunisti in un territorio bianchissimo - bisogna riconoscerlo, un poco di buon lavoro keynesiano l'aveva fatto.
Diventai appena adulto nel mezzo dei dibattiti politici per il referendum sul divorzio e, soprattutto, per il mantenimento della legge 194 sull'interruzione di gravidanza (legge del 22 maggio 1978, sottoposta a referendum nel maggio 1981).
Fu il momento in cui m'avvicinai alla politica e cominciai, per un poco, a frequentarla.
In quel poco tempo ammirai le qualità delle persone - anche agli antipodi delle mie opinioni - che s'occupavano di politica, soprattutto per il livello culturale che stuzzicava l'emulazione e la capacità di dare pazienti spiegazioni, inoltrandosi in un campo che oggi potremmo definire di "pensiero laterale".
Non proseguii perchè ero giovane e pieno di desiderio d'esperienze, ma già d'allora quelle persone mi dimostrarono che la politica richiedeva notevole cultura, incondizionata dedizione e capacità analitiche e di contradditorio particolari, lontane anni luce dal pensiero unico, e più vicine semmai al pensiero vincitore - scaturito da lunghi dibattiti e implementazioni dirette nel tessuto connettivo di ciò che accadeva intorno.
Quelle persone, nonostante non ci siano più e appartenessero a uno schieramento molto diverso, continuo ancor oggi ad ammirarle: per lo stimolo d'apprendimento e di confronto che mi fornirono.
Ovvio pertanto che oggi mi ritrovi in grossissima difficoltà di fronte a chi sottopone il vaglio - unico, incontrastato e indiscutibile - d'ogni comportamento a un'entità superiore che non si capisce bene da dove abbia attinto la capacità di stare così in alto.
C'è da credere che provenga direttamente dall'Empireo, vista e considerata la deferenza incondizionata con cui gli adepti si rivolgono alla Deità e visto come ogni comportamento del Dio sia ritenuto giusto e indiscutibile - l'immaginabile riferimento a ratifiche su una piattaforma web che immancabilmente testimonia percentuali bulgare, inutile cianciare, è un'aggravante.
A questo proposito mi sovviene "Breve Storia dei Mormoni" contenuto nell'Appendice de "In Cerca di Guai" di Mark Twain (Biblioteca Adelphi) che spiega gustosamente come possa essere scaturita una religione dal nulla - o dal quasi nulla.
E' anche ovvio che mi ritrovi in grandissima difficoltà quando un partito politico elabora, o, più propriamente, fa rimbalzare, una qualsiasi strategia - sulla legge elettorale, sul comportamento in sede europea, sui fenomeni migratori - e la consideri l'unica possibile e indiscutibile, scevra da ogni confronto con chi si voglia, pena la corruttibilità del pensiero puro, fino - ovviamente - a nuovo ordine.
E' ancora più ovvio che mi ritrovi in difficoltà quando si spiega la grande crisi economica di questi anni colla parabola illuminante del "Bar della Signora Rosina" - che riesco facilmente a immaginare da dove sia scaturita e come sia approdata in casa mia - quando ho passato gli anni forse migliori della mia vita sui libri d'economia e sulle regressioni matriciali sull'attendibilità d'un modello economico. Così tanto da poter ipotizzare che la crisi d'oggi, cosiccome la perdita di potere d'acquisto derivata dall'introduzione dell'euro, derivi dall' "illusione di ricchezza" - un prestito per ogni cosa e gran bella vita - degli anni '90 e dallo scotto che l'Italia ha pagato per le continue politiche svalutative a sostegno dell'esportazione.
Per non parlare di quando poi chi non t'aspetti - un cuoco, un cameriere, un verduraio - salta fuori e comincia a dissertare sul signoraggio bancario e rimani a bocca aperta. Allora torni a casa e prendi in mano uno dei libri d'economia marginalista e cerchi finchè trovi la formulazione matematica del fenomeno in questione, che è poi il prodotto tra "il tasso di crescita istantaneo della base monetaria" e "il valore reale della base monetaria". Scottato dalla tua ignoranza passi un pomeriggio - nonostante il pezzo di carta che testimonia la tua esperienza nei temi in questione - a cercare di districarti tra quelle formule, senza riuscire a capacitarti di come accidenti abbia fatto a scaturire quella scintilla nella testa del tuo inesperto interlocutore, se non riallacciandoti alla "Breve Storia dei Mormoni" di Mark Twain buonanima.
E' sempre più ovvio che chi - come me - è cresciuto fin dalle elementari coi disegnini dell'Europa Unita appesi alle pareti della classe si trovi un tantino stranito quando chi s'offende a sentirsi dare del retrogrado, perchè più progressista dei progressisti, propone d'uscire dall'euro, perchè l'Europa è il Grande Male piuttosto che un Grande Progetto a cui tendere e da migliorare in qualche modo.
Ma poi, più di tutto, contano molto gli atteggiamenti e i movimenti del corpo.
Nel luglio del 2016 ero a Trani per partecipare a "StraniIncontri" un gran bel festival letterario.
La sera dopo il mio intervento mi sono trattenuto per godere della bellezza della città, la compagnia delle persone e per partecipare come spettatore a un casuale evento della rassegna.
Là veniva presentato un libro di Chiarelettere, "Matteo Renzi - Il Prezzo del Potere", con la partecipazione dell'autore, un giornalista del Fatto Quotidiano, e d'una consigliere regionale del Movimento 5 Stelle.
Nulla da eccepire sul libro - non sono affatto un sostenitore di Matteo Renzi pur essendo - per disperazione - un elettore del PD - quanto piuttosto ho avuto da ridire sulle figure che mi si paravano davanti.
Il giornalista pareva la copia di cera di Marco Travaglio: stesso atteggiamento, stesso modo di parlare, identica attitudine alla replica, medesima gestualità. Quando sottolineo stesso e identico, intendo proprio il reale significato dei due aggettivi: come se sulla sediolina fosse seduto il direttore del Fatto, piuttosto che un'altra persona, e come se l'avvicinarsi il più possibile al modello fosse l'obiettivo precipuo del giornalista.
Per non parlare poi del consigliere regionale che - ad ogni domanda - guardava l'interlocutore con quell'odiosa aria di superiorità che indossano quelli che ritengono d'essere puri e infallibili, riservando ad ogni questione la medesima risposta: "Noi 5 stelle abbiamo già proposto questo, quello e quell'altro ancora".
La signora assurta allo scranno grazie alle consultazioni del web possedeva l'invidiabile certezza che quanto concionato fosse la panacea di tutti i mali cogniti, incogniti e imperituri, come se il mondo non cambiasse ogni cinque minuti e ogni cinque minuti non fossimo costretti a interrogarci su noi stessi.
E' questa certezza di perfezione che mi porta a diffidare del Movimento 5 Stelle più di chiunque altro. Della loro sbandierata purezza, delle loro formule economiche che improvvisamente appaiono dal nulla e che gli adepti sostengono senza capire un'ostia d'economia e senza cercare d'approfondire un poco, della certezza d'essere "la parte migliore del paese" che li fa apparire la cosa più vicina al fascismo che io abbia mai incontrato.
Sottolineo alla fine - conoscendo bene i meccanismi - che non sono un massone, nè appartengo alla stampa ostile e neppure milito, pur essendomi macchiato della grave colpa d'averlo votato considerandolo il minore dei mali, nel famigerato PD.
E' tutto.

giovedì 25 agosto 2016

PER AVERE 35 EURO AL GIORNO (ISTRUZIONI)

Nelle desolate giornate del terremoto nell'Alto Lazio, emergono come di consueto, del resto, i fini dicitori dello giustizialismo - profughi nelle tende, terremotati in albergo 4 stelle e non - schifa miseria - il contrario - e coloro che ritengono che i famosi 35 euro al giorno (che lo stato stanzia, per la precisione, per l'accoglienza e non che vengono dati, brevi manu, ai profughi) siano il cardine della grande bonifica strutturale della finanza pubblica e, al tempo stesso, proprio i soldi necessari per il loro rilancio personale.
In questo post spiego loro, praticamente e psicologicamente, come ottenerli.
Lo faccio in Veneto perchè la maggior parte dei possibili utenti di questo post appartengono alla mia regione e, in secondo luogo, molta gente dà di matto, nel senso buono, quando pubblico le robe in veneto (che tengo a precisare non considero una lingua, ma il mio dialetto).

E ora, cussì come che stè no podì vere i 35 euri e gnanca el trattamento albergo 4 stelle o residence co pissina.
Par verli a via più breve ze:
dovì vendare tutto queo che gavì (e quando che digo tutto, intendo tutto) e coi schei ciapai dovì far beneficensa de tutto. Tutto, intendo, no un poco. Tutto. Cussì a vostra cossiensa sarà a posto e el prete e a zente ve indicarà come ezempio (anca se penso che sia el prete che a zente ve ciape par matti da ligare, parchè va ben il voto de povertà e a carità, va ben far finta de credarghe in ciesa, coea testa bassa, ma un pochi de schei bisogna sempre verli. Almanco 150.000 euri, dizemo, che no se sa mai).
Fatto questo no podì però ciapare i 35 euri e gnanca el residence co pissina parchè si BIANCHI e no NEGRI e gnanca MARRON SCURETTO come i marocchini e i tunisini.
Perciò bisogna che ndei in Africa, ma ve averto subito che l'Africa no ze Zanzibar e gnanca el residence de Malindi dove che ciavavi e bee fighe negre co 10 euri (manco che a Cuba e Bancoc, vojo dire). L'Africa vèra, me spiaze ma i 35 euri bisogna un poco - no tanto - guadagnarsei, ze naltra roba. Ma visto che voi sti 35 euri, bisogna ndare.
No ste dare in beneficensa tutto, tegnive i schei par un biglietto aereo de soeo andata par Ougadagou (Burkina Faso, ex Alto Volta), ma va ben anca Bamako e da là zerchè de tornare in su, verso a Libia. Ma stè tenti parchè el deserto ze pien de arabi cativi che prima i te fa el cueo e dopo i te taja e cane de a goea e, sopratuto, ghe ze e maeattie. Ghe ze l'eboea davero, no questa vista in teevision. Co l'eboea te te caghi in man sangue e bueee par davero, no in teevision. Dopo ghe ze e bestioine che, se te becca, te ciapi a maearia, o pezo, a febre gialla. Co a prima, in qualche maniera, te a scapoi, co a seconda manco.
Se te ghe a fe a rivare in Libia, ma secondo mi a ze duretta e, sempre secondo mi, no ghe a fazì, e ora, finalmente, v'imbarchè, ma stè tenti parchè ze dura a traversata: ze soe e no ghe ze tanta acqua e, sopratutto, sì nassui in Veneto nei anni '80 e, scuseme se o digo, sì abituai nea bambagia.
Se rivè in Sicilia dovì farve el campo temporaneo, ma no stè preoccuparve parchè se ghe a gavì fatta da Ougadagou desso ze come che fossi al Danieli, sul Canal Grande dea nostra Venessia.
Quando che vegnì fora dal campo temporaneo, finalmente gavì diritto ai 35 euro che ve cambiarà a vita e podarì, finalmente, vivar sensa lavorare e stare in un residence quattro stelle co pissina a Abbassia Pisani.
Che fadiga però ciapare sti 35 euri, ma vutto mettar a soddisfassion, che tanto, se no partivi e restavi quei che gieri, el stato e l'Inps ve gavarìa ciavà tutto o stesso (e no zonto a Banco Popoeare de Vicensa e Veneto Banca che i pareva tutti a posto co a so giacchetta, a cravatta e bee macchine, e, aea fine, ghetto visto, i ve gà ciavà) 

lunedì 23 maggio 2016

I GUARDIANI per i miei amici.

A Pietro e Emanuele.
L'Alfa e l'Omega.
Ormai mancano pochi giorni all'uscita de "I Guardiani" e, nonostante ce ne siano già sette alle spalle, ho una certa ansia di scoprire la sensazione che proverò appena toccherò la prima copia del libro e, arrivato a questo punto, non mi sorprenderei, scusate la sincerità, di non provare nulla.
Mai come questa volta, mentre rileggo per la quindicesima volta "I Guardiani", nella versione definitiva, mi chiedo: "Ma come cazzo hai fatto a scriverlo?". Non per il contenuto, che non sono , come sempre, affatto in grado di giudicare, ma per il numero di parole. Come ho potuto scrivere tutte quelle parole, che a scrivere solo queste ho già mal di schiena?
Avere scritto tutta quella roba e aver sopportato il dolore intercostale a sinistra, proprio sotto al polmone, dev'essere - come in tutti i miei libri, credo - una sorta di regolamento di conti col passato: come nei film di Sergio Leone.
Faccio relativamente poca fatica a scrivere un libro e non impiego molto tempo per questa ragione: in realtà, con la scrittura, io regolo conti lasciati in sospeso molto tempo fa e un pistolero non fa fatica a sparare.
In definitiva non potevo scrivere ancora di ciclismo, nonostante dal punto di vista delle vendite, proprio in questo periodo, la materia attinente alla bicicletta sia molto profittevole, perchè non avevo la storia giusta tra le mani. A me non interessano gli aneddoti - l'aneddotica mi pare un'arte minore, anzi addirittura deteriore - e il lampo e le combinazioni che avevano portato "Imerio" erano ben lontani da me. In più l'espediente, spesso praticato, di prendere un aneddoto e gonfiarlo fino a farlo a diventare un libro viene scoperto troppo in fretta perchè un minimo d'onestà verso se' stessi non imponga di recedere dall'idea.
Perciò era necessario trovare, ancora una volta, un conto da regolare. Era necessario, ancora una volta, tornare bambino e guardare con quegli occhi.
Uno dei miei primi ricordi è di giocare, chissà perchè, in porta. Non volevo giocare altrove: io VOLEVO giocare in porta, non m'interessava giocare fuori. Io volevo volare e, ancora oggi, incontro persone che dicono ci riuscissi abbastanza bene.
Poi la strada m'ha portato molto distante da lì, ma, alla fine, non si è diversi da come si era da bambini e, naturalmente, nel senso "per natura", è saltato fuori il nuovo conto da regolare con un possibile futuro abbandonato così tanti anni fa. Ancora una volta si finisce per raccontare di "Slidin' Doors".
Il resto lo dirò durante le presentazioni.
Sono passati più di due anni da "Il Dio della Bicicletta", per uno scrittore pochissimo noto due anni sono un lasso di tempo che può rivelarsi letale, e non ero sicuro di farcela, perciò
Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato anche solo, come dice Toni Frigo, con un semplice assenso.
Grazie a tutti a quelli a cui dovevo questa spiegazione.
marco

domenica 15 maggio 2016

PROSSIMI SPETTACOLI

2017

26/08 Geroli di Terragnolo, Rovereto (Tn), al Masetto, Maso S. Giuseppe, ore 20.30, STORIA DI GAMBE, il Racconto del Ciclismo, in solitudine.

13/09 Padova, Ca' Sana, Via SS. Fabiano e Sebastiano, ore 19.00, I GUARDIANI TOUR, con Claudio Cecchetto, fisarmonica.

16/09 Montegiardino (Repubblica San Marino), in solitudine, THE SPORT MONOLOGUISTE, Artisti in Casa, dalle ore 16.00 (o giù di lì).

20/09 Torino, Enoteca Rabezzana, ore 20.00, Via S. Francesco d'Assisi, Le Pallonarie - lo spettacolo del calcio aka GUARDIANI TOUR, con Giorgio Pasino, chitarra.

21/09 San Silvestro Monferrato (al), Lo Spettacolo di Imerio, con Giorgio Pasino, chitarra.

29/9 Bolzano, Festival della Montagna, con Marco Pastonesi, Guido Foddis, Davide Cassani.





lunedì 11 agosto 2014

La Storia Balorda

E' sempre quello più isolato dagli altri. Alle presentazioni ogni tanto se ne vende una copia ed io son più contento rispetto all'"Ombra del Cannibale" o "Imerio". Perchè, con "La Storia Balorda" ce la facciamo lottando copia su copia. Gaspare Bona, il mio editore, mi dice sempre che ne ha il magazzino pieno, ma non posso far miracoli: copia su copia, copia su copia. Ora abbian superato i 900 e attacchiamo i 1000, ma ce ne sono altri 1000 da vendere. Copia su copia. Copia su copia. Voglio bene a questo libro. Dio mi perdoni, più degli altri. E poi m'ha fatto imparare una cosa: che tutti quanti citano Borges, ma chi andrebbe glorificato è Osvaldo Soriano, che coi generali non ha mai pranzato.
Mi piacerebbe ripartire con un tour della "Storia Balorda", ma forse è guardare indietro e a me guardare indietro non piace. Per andare avanti mi rileggo questa recensione di Giovanni Pacchiano sul Sole 24 ore di tre anni fa. E si va: copia su copia. Copia su copia.

Scacchi, calcio e grande Storia

Giovanni Pacchiano

Baden-Baden, 1938. I due signori francesi, appassionati di scacchi, che assistono al torneo, non sono tranquilli: Hitler sta mettendo in atto i suoi folli sogni di potere, ma si temono anche i bolscevichi, di cui qualche sprovveduto, in Francia, pensa che Hitler possa essere «il nostro cane da guardia». Il torneo – le beffe della vita – vede in finale due giocatori ebrei. 
Non sono messi meglio i polacchi, schiacciati fra due nazioni da cui non si aspettano nulla di buono. E il commerciante Leopoldo Stablinski, anch'egli a Baden, per le terme, parlando con i francesi spiega che gli affari non sono l'unica ragione per cui si è trasferito da Varsavia in Francia (poco dopo, porterà ditta e famiglia in Argentina, a Rosario). Lo stesso anno 1938 è quello dei mondiali di calcio a Parigi: gli alti papaveri tedeschi sono certi che la Germania possa vincere con una squadra mista, tedeschi e austriaci insieme, a celebrazione dell'Anschluss. Saranno bastonati, in campo, dagli svizzeri e sbattuti fuori dal torneo...
Di 50 anni di storia, e non solo d'Europa (il fulcro del libro è l'Argentina, l'infelice, terrorizzata, straziata Argentina dei generali e dei desaparecidos), parla Marco Ballestracci (due anni fa recensimmo il suo ottimo "romanzo ciclistico" L'ombra del cannibale, biografia dell'immenso Eddie Merckx), legando gli eventi politici agli eventi sportivi, nei racconti, bellissimi e disturbanti, de La storia balorda, da poco in libreria. E creando, con questo doppio registro, un magnifico effetto di dissonanza: passa, la trama, senza soluzione di continuità, dal mito dei grandi campioni e delle loro imprese – l'austriaco Sindelar, Bartali, Monzon; e il valoroso capitano argentino Carrascosa, che si rifiutò di giocare ai mondiali del '78 a Buenos Aires – al sadismo e al disprezzo delle vite umane, infamia della storia del Novecento. Ce lo narra il racconto più terribile. Dove ritroviamo uno Stablinski, Casimiro, il figlio di Leopoldo, mite insegnante di matematica a Rosario. Arrestato dagli sgherri dei generali, incaricati di ripulire dai montoneros la città, dove sta per giocare l'Argentina. Lui che ha un solo pensiero dominante, il calcio, sfiorerà, per colpa di una soffiata del tutto pretestuosa, una morte atroce. Ballestracci è il nostro piccolo-grande Soriano: lo sport come intricata metafora della vita. Quella che «è un dono limitato nel tempo», riflette a nostro monito il piccolo Stablinski.
la storia balorda
Marco Ballestracci Instar Libri, Torino

pagg. 180 | € 14,00

venerdì 29 novembre 2013

L'ARTISTA

Questo post è un quiz. Un normalissimo quiz.
Chi è l'artista, o quanto meno s'avvicina di più al concetto d'artista tra questi tre. Tre che io ho incontrato davvero.
A) Di professione fa il giornalista. Scrive cioè sui giornali, ma pure scrive libri e s'ama definire SCRITTORE. Diciamo che fare il giornalista è un vantaggio per chi fa lo scrittore: perchè sovente si riesce a far parlare dei propri libri usando i canali che normalmente servono per scambiarsi notizie, etc. etc. Il problema è che per definirti scrittore devi campare di scrittura, sennò sei un giornalista. Magari uno può anche sostenere che vende un casino di libri, ma, per chi non lo sapesse, un autore prende dalla sua casa editrice per libro circa il 7, 8% del prezzo di copertina al netto dell'IVA. Per campicchiare un po', di libri ne deve vendere almeno, diciamo, 15.000. E chi cazzo li vende in Italia 15.000 libri? Quattro persone. Ma anche uno SCRITTORE di questo tipo, che non campa di scrittura, ma d'altro, ha la sua dose d'artista.
B) Musicista di jazz. Incazzatissimo con quelli che non sono musicisti professionisti, perchè rovinano il mercato. Nelle rassegne che organizza non invita mai musicisti "dilettanti". Solo che lui per vivere insegna musica. Ha degli allievi che gli pagano le lezioni. Cioè è INSEGNANTE di musica che è diverso da musicista. Il MUSICISTA campa dal, o quantomeno la maggior parte del suo reddito deriva da, suonare dal vivo. Immagino i visi che si storzano, ma è proprio come se un insegnante d'italiano di qualche scuola che, oltre a insegnare, scrive e che vende, diciamo pure, 5.000 copie (una cifra di questi tempi paurosa) dicesse che fa lo SCRITTORE. Ma anche un MUSICISTA di questo tipo, che non campa di musica suonata davanti a un pubblico, ma insegnata, ha la sua dose d'artista.
C) Tizio che bazzica in questi giorni i bar della mia città. Faceva il meccanico, ma adesso l'officina ha chiuso e allora s'e inventato una roba. Siccome ha un po' di talento col dipingere e costruire oggetti s'è messo in testa di vender le sue robe che, insomma, si notano. Allora s'è inventato una lotteria. Nei bar avvicina le persone e fa loro vedere tre dei suoi lavori. Se piacciono dice che possono vincerle se il numero del biglietto che hanno acquistato esce fra i primi tre dell'estrazione del lotto della ruota di Genova tal giorno. Il biglietto costa dieci euro. "Insomma se va bene becco 900 euro al mese, magari di più se riesco a vendere due terzine, ma è difficile". "900 sta per 90X10". "Già, ma un po' meno che se mi devo spostare...sì se son dalle mie parti mi muovo in bicicletta e allora non ho spese...".

Sulla scelta tra i tre io non ho dubbi. Voi?

lunedì 18 novembre 2013

DONNE TU DU' DU' (aka E' PASSATO MOLTO TEMPO)

Buongiorno. E' passato molto tempo, lo so, ma solo ora riesco a rimettermi sul blog. Scusa, Pardon! Come direbbe Paolo Conte.

DONNE TU DU' DU'.
Allora. Quest'anno ho assistito a diverse presentazioni di libri e devo dire che sono sconcertato. Sempre più salta fuori stà storia che gli scrittori hanno scoperto LA DONNA. "La donna è la parte migliore della società, dovremmo fare in modo che le donne avessero più voce in capitolo nelle decisioni importanti di questo paese, perchè solo in questo modo potremo andare meglio. Solo attraverso le donne miglioreremo". E via così. E intanto scrivono libri in cui donne di coglioni (e qui mi viene in mente Gep Gambardella in "La Grande Bellezza" che attacca alla grande la donna chic di sinistra, aka Barbara Palombelli, che dice di avere le palle così) che distruggono uomini come birilli. L'ultimo è stato Gianrico Carofiglio che durante una presentazione al mio paese ha sparato il superpippone a favore delle donne, la parte migliore della società, anche se, bontà sua, non ha messo una superwoman dentro al suo libro, ma se limitato ai fuochi d'artificio pro-donna che vanno tanto di moda, perciò perchè tirarsi indietro?
Ora, la rilettura balestraccesca della questione, ma non solo mia, penso anche di chi abbia un minimo di sale in zucca e capisca un cis di libri, è questa. Immaginatela, però, come un colloquio tra un editor di una grossa casa editrice e l'altrettanto grosso scrittore.
Sculta ben! Qua la barca fa acqua da tutte le parti, che qui come vendite siamo peggio del Burkina Faso. Sculta ben! Qui leggon solo le donne. Da quand'è che non vedi un omo che legge? Saran 500 anni. E alora bisogna scriver libri che i protagonisti son le done! Quella vacca della miseria. Li voglio neri, si insomma, noir, e con le done protagoniste, che così raschiamo un bel po' il barile, che queste s'immedesimo e prima di andar a far da mangiare si gasano un pochetto. Oh! E le presentasiun, me racomandi, dire che le done son la quintesensa dela spina dorsal della società. D'accordo? Toh! Becca 20.000 euri d'anticipo".
La cosa che m'incuriosisce è, appunto, com'è che nessuno durante le presentazioni abbia fatto la seguente obiezione:
"Sculta ben autor! Com'è che in Italia il 70% dei lettori son donne, mentre chi scrive l'80% son maschietti. Sculta ben! Com'è che nei premi letterari c'è una donna su cinque o su sei candidati al premio? Al Bancarella poi non s'è mai vista una donna che sia una, che sia un premio donnofobo?Sculta ben! Ma com'è che tutti disen che la lettura insegna a scriver e se lezen solo le done com'è che scrivon solo uomini. Sculta ben!".
In altre parole la questione è questa: "Perchè non ci risparmiate sta tiritera sulle donne, che tanto s'è ben capito che a voi le donne stan bene dove stanno?".
Per quanto mi riguarda c'ho messo solo una donna all'inizio del Cannibale e basta, che di donne c'ho sempre capito poco, ma, guarda un po', l'unica grossa casa editrice che m'ha contattato m'ha chiesto proprio di scrivere un "romanzo femminile". Ma sarà strano il mondo?