lunedì 25 marzo 2013

IL CURIOSO CASO

Ciò che mi stupisce è che mi chiedano di continuo quanto io sia appassionato di ciclismo. Sì lo sono, ma non alla stregua di molte altre persone che, per esempio, incontro agli spettacoli. Questi lo sono molto più di me. Io sono molto più appassionato d'avventure che, per esempio, di ciclismo e il fatto che la mia generazione (o quantomeno quelli della mia età) sia cresciuta attaccata alla televisione a guardare le partite di Gigirriva o la sfida inesorabile tra Merckx ed il resto dell'umanità m'ha pesantemente condizionato. Nel senso che le avventure per me erano appunto queste: Giggirriva imbeccato da Rivera, che fa due passi a sinistra e tira di precisione nella selva di gambe di difensori messicani e batte Calderon, oppure, il colmo del dramma, Bitossi che perde il mondiale di Gap. Poi, vabbè, anche "Quo Vadis?" e "I Ragazzi della Via Paal", ma soprattutto i miei eroi sportivi. Per questo, alla fine, finisco sempre per imbattermi in libri fatti a quel modo. L'ultimo gran romanzo che ho letto era "Il Professionista" di WC Heinz, uscito per Giunti l'anno scorso, che spero non partecipi al Bancarella Sport, sennò è finita per tutti, che guardacaso parlava d'un pugile, d'uno sfidante. Una grandissima scrittura che disarmava e che mi piacerebbe sapere quanto possa aver venduto nel gran mondo librario italiano. Alla stessa altezza, adesso, c'è un altro libro: "Il Curioso Caso di Sidd Finch" di George Plimpton, che ho terminato ier sera: che racconta d'un lanciatore di baseball fantasma. Persino inglese, ma infiltrato da cognizioni cosmiche buddistiche, che sconvolge il mondo dei New York Mets. Ora leggere quel libro è stato un piacere, un po' incrostato dal fatto che fosse il primo libro che ho ultimato quest'anno. Embè, cosa ci posso fare? Se un libro non m'acchiappa alle prime pagine io lo mollo immantinente, magari offrendogli la possibilità d'essere letto quando avrò un mood diverso (a chi sgemba la bocca pensando che sono presuntuoso a osteggiare autori importanti che hanno scritto capolavori, rispondo che con i libri che acquisto faccio un po' che cazzo mi pare, che mi porta a pensare alla memorabile frase di Margherita Oggero durante Bolascolegge che riferendosi ad un collega scrittore che si lagnava di come un suo libro fosse stato mal trattato dalla riduzione cinematografica, essendo un libro COME UN FIGLIO, affermava: "e cosa c'entra? Un figlio mica si vende!"). Sì a fine marzo ho letto solo un romanzo: "Il Curioso Caso di Sidd Finch", ho dovuto seguire un sacco di robe a mia parziale giustificazione, ma un solo libro in tre mesi è poco. Fino a poco fa ero sconsolato, ma poi ho letto il rapporto sullo stato dell'editoria italiana nel 2012. E già solo leggere un libro all'anno in Italia, con entusiasmo mi colloca d'amblè nella percentuale del 46% degli italiani che in un anno hanno letto almeno un libro. Cioè solo leggere "Il Curioso Caso di Sidd Finch" mi fa scavalcare d'un passo unico già il 54% del paese, che non legge un cazzo. Adesso comincio "Il Migliore" di Malamud, un altro gran pezzo di scrittore che trova il pretesto per scrivere un romanzo nel baseball, e una volta finito chissà quanta parte d'Italia avrò già saltato. Da ciò segue la domanda: "Ma non è che sia un indicatore che in Germania almeno l'80% delle persone legge almeno un libro, che fa pensare che potrebbe essere per quello che loro ci spiegano passin passino come accidenti dobbiamo fare per venir fuori dalla merda?". E la domanda successiva: "ma che cazzo di sistema scolastico e familiare ha portato ad avere nell'Italia d'oggi solo il 46% delle persone che leggono libri?". E poi ancora: "ma perchè cazzo l'eccesso di offerta degli oggetti-libri non porta alla diminuzione del prezzo?, e per ultima: "ma perchè cazzo editori e autori se la tirano tanto sul loro mestiere e sulla loro ispirazione, se dei libri non gliene frega un cazzo, e sempre meno, alla maggior parte della gente?". 

giovedì 14 marzo 2013

BERGOGLIO BLUES

Appena eletto il papa, argentino, presumibilmente porteno, non so se stia dentro o fuori alla General Paz per definirlo tale, ho visto sulla community che bazzico un sacco di post legati al suo passato di vicinanza alla dittatura argentina durante gli anni dei "voli della morte". Quando ho scritto la "Storia Balorda" mi ci sono ficcato a pesce dentro a quel bailamme che era "La Guerra Sporca", ma ne sono riemerso con la consapevolezza di poter solo "descrivere" alcune cose piuttosto che "sentirle" veramente. Ho scritto dell'Argentina, ma non ci sono mai stato, per questo posso solo descrivere. Conosco dei boludos che m'hanno raccontato molte cose, ma io non mi sono mai mosso da Castelfranco Veneto. Ho scritto dei centri di detenzione clandestina a Rosario, ma non ci sono mai stato e ho scritto come potevo. Il complimento più bello a quel libro l'ha fatto Franco Terzera, un appassionato di Novara, dicendo in una piccola televisione privata che ne "La Storia Balorda" non c'era moralismo. E' un commento che mi fa piacere semplicemente perchè la STORIA (la disciplina scientifica) non si piega o non dovrebbe piegarsi al moralismo. L'ho imparato leggendo e preparando i libri che poi ho scritto.
Chi critica pesantemente Bergoglio dovrebbe, prima di prendere posizioni così nette, rileggere Massimo Carlotto nelle "Irregolari", esattamente dove, ricordando Osvaldo Soriano, dice:
"Il ventinove gennaio morì Osvaldo Soriano. Frugando tristemente in un cassetto dove conservavo gli articoli che avevo scritto per Il Manifesto, mi capitò tra le mani un ritaglio che non ricordavo d'aver letto: Ricordando con Odio, pubblicato il giorno del giorno del 20^ anniversario del colpo di stato. Per Soriano la dittatura argentina era stata il male assoluto, non si poteva nè dimenticare, nè perdonare. "Continuano a sembrarmi imperdonabili i dialoghi e i flirt col potere di allora. I pranzi di intellettuali - i Sabato, i Borges, i Bioy Casares - con il generale Videla. La strategia della riverenza, l'ammicamento, la pacca sulla spalla. Era meglio prendere una strada sbagliata contro la dittatura che avere ragione obbedendole". Era tutta lì, in quell'ultima frase, la storia della ribellione argentina".
Bene cari detrattori di Bergoglio, avete libri di Borges, il sommo poeta, in casa? MALE! MALISSIMO!
Ricordo bene la scintilla iniziale della "Storia Balorda", sempre cooptata da un libro di Massimo Carlotto: "Perchè nel Cile del 1973 tutti i simpatizzanti di sinistra presero posizione contro la dittatura, mentre della dittatura militare scoccata il 24 marzo 1976 nessuno parlò?". La risposta sta sempre nelle Irregolari ed è estremamente meschina per il popolo di sinistra, sopratutto quello più estremo, che oggi irruvidisce la voce contro Jorge Bergoglio. Prima di scrivere "La Storia Balorda" ho letto la tesi di Andrea Maggiolo: Buenos Aires non finisce mai ed è sorprendente come, per esempio, "L'Unità" e i giornali della sinistra francese avvallino il regime di Videla, come "unica transizione possibile verso il ritorno della democrazia". Come le posizioni più contrarie alla situazione in Argentina siano assunte dal Corriere della Sera, piuttosto che dall'appena nata Repubblica o dalla già citata "Unità".
Mai come scrivendo quel libro ho avuto la sensazione che non esistano il torto o la ragione e che ciò che accade sia frutto di errori precedenti e che tutti siamo vittime, chi più e chi meno a seconda di quando è vissuto e di dove ha vissuto, delle circostanze della STORIA.
Mi va di citare, per rimanere a avvenimenti recenti che viaggiano più o meno sullo stesso binario, le posizioni sul fascismo della portavoce del MOVIMENTO 5 STELLE che tutti hanno stigmatizzato non sono invece da condannare. Involontariamente ha detto una cosa intelligente. Tutti oggi sono antifascisti, per l'amordiddio, ma sarebbe stato bello, ironicamente, ovvio, essere vissuti prima del 25 luglio 1943 per vedere cosa saremmo stati: la nostra percentuale d'eroismo. Sono curiose le testimonianze di quelli che ci furono davvero, di come rimassero sbigottiti di fronte a coetanei che prima si chiamavano Benito e che il 26 luglio si chiamavano Edoardo, Filippo, Andrea. Oppure mi piacerebbe avere per un istante la macchina del tempo e vedere come si comporterebbero tanti antifascisti di oggi di fronte al Bando Graziani, magari con un bel manipolo di soldati della Wermacht nelle vicinanze. Da che parte starebbero nonostante la loro certezza odierna d'essere ANTIFASCISTI!
Cari detrattori, a priori, di Bergoglio, mi piacerebbe che tutti c'attenessimo al detto biblico: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra", al quale dovrebbero, per esempio, attenersi quelli che, per esempio, si riempiono la bocca delle foibe o quelli che, di sinistra, io li ricordo benissimo come fosse ora s'attenevano a questo criterio in merito ai giudei.
"C'era poi da aggiungere l'incomprensibile e capziosa questione degli ebrei, che prima erano stati dipinti nudi e smunti, povere vittime sacrificali nei campi di sterminio di Hitler, e poi s'erano d'improvviso trasformati in pericolosi reazionari nei gulag di Stalin".
Il motivo per cui la Chiesa esiste e vince è perduto nella notte dei tempi, i più ingenui lo racchiudono in un sogno di Costantino, ma non è così: è l'insinuarsi nelle classi più abbienti romane che ne determina il potere. Un "Simply Twist Of Fate" l'ha condotta a vincere la battaglia sul Culto di Mitra dal quale ha assorbito molti tratti e da lì e diventata ciò che oggi è: un centro di potere che ha a che fare con altri centri di potere. Chi ne invoca il ritorno al francescanesimo è un povero illuso, sepolto da millenni di storia. Non s'è mai sentito parlare d'un cardinale poverello, al massimo uno rimane vescovo e magari ucciso da una patota come Enrique Angelelli il 6 agosto 1976, proprio in Argentina.
Perchè, nel caso non lo si sapesse, la Storia macina gli uomini.

lunedì 4 marzo 2013

IL BLUES DEI "LIBRI SPORTIVI"

Beh, è una domanda che mi son fatto molte volte, magari anche qui sul blog e soprattutto adesso che m'hanno inserito nel manipolo di "scrittori" di www.scrittoridisport.it. Come accidenti è che in Italia esiste la letteratura sportiva staccata da tutto il resto della letteratura? Cioè come mai da una parte c'è la letteratura e dall'altra la letteratura sportiva, come un'immagine diafana di una cosa ben più importante? E' una questione che mi sarebbe piaciuto sottoporre al "Bancarella Sport", ma mi pare che il premio s'interessi di più al cercare consensi attraverso l'esibizione di personaggi pubblici, più che alla scrittura. Cosa peraltro giustificabile. Non è solo una questione solo di "Bancarella Sport", è una faccenda che caratterizza l'intero ambiente letterario italiano: visto che le case editrici non hanno soldi da investire in promozione, è la fama dello "scrittore" che sopperisce al gap d'investimento. Ciò nonostante se si legge "Il Migliore" di Bernard Malamud ci si chiede: "Ma in Italia lo considererebbero letteratura sportiva o LETTERATURA?". Cioè "Il Commesso" starebbe in uno scaffale e "Il Migliore" in un altro, benchè siano stati scritti dallo stesso autore e con lo stesso imprinting che fa dire a Philipp Roth che Malamud è uno dei migliori scrittori della sua generazione? Analogamente "Il Professionista" di W.C. Heinz, che parla di pugilato, uno dei più bei romanzi, forse il più bello, che ho letto nel 2012, dove potrebbe essere collocato? A fianco della biografia di Ibrahimovic? E poi, forse in questo momento per me, l'esempio più eclatante "Il Curioso Caso di Sidd Finch" di George Plimpton, acquistato alla Libreria Therese di Torino, la più bella libreria al mondo insieme alla Gang del Pensiero, sempre nella medesima città, che nessuno può affermare essere un libro sul baseball, ma bensì uno dei capolavori più (è una sorta di doppio superlativo rafforzato, me lo brucerebbero subito, con tanto di pedata sul culo, se ci fosse un editor, ma qui il mio editor sono io, uno dei supervantaggi della democrazia liquida) assoluti della letteratura degli ultimi anni, dove lo mettiamo? A fianco dei "Portieri del Sogno", una misera sinossina del ruolo più affascinante del mondo, però pubblicato da Einaudi, che una volta pubblicava "Memorie di Adriano" e "Se questo è un uomo?" e pure "Futbol" d'Osvaldo Soriano?
Già, di questo mi piacerebbe si parlasse al Bancarella Sport, che le menti nell'organizzazione ci sono per farlo. Mi piacerebbe proprio capire perchè non si coglie la metafora dietro Italia - Germania 4 a 3, con Schnellinger e Burgnich che segnano proprio lì, all'Azteca, nella partita in cui tutto dovrebbe essere controllato, ma non lo è affatto, se non gli unici, i quasi unici gol della loro carriera. Oppure perchè, nonostante l'ESMA fosse a cinquecento metri dallo Stadio Monumental di Buenos Aires, e le patotas al massimo dell'effervescenza, nessuno tra gli italiani si sia posto il problema del perchè così tanta gente, e spesso connazionali, sparisse nel nulla proprio nei giorni del mondiale 1978. Sì sì, mi piacerebbe un incontro tra il "Bancarella Sport" e "Futbologia", magari per riuscire a comprendere come per un bambino che non legge un accidente, suggerirgli un libro che parli d'eroi sportivi trattati come Dumas tratta D'artagnan, Porthos, Aramis e Athos, potrebbe essere un buon punto di partenza. Magari, dico. E magari si capirebbe pure come uno dei maggiori scrittori italiani di questa generazione, conosciuto da pochi, ma decisamente uno dei maggiori, alla faccia di tanti altri che sfrugugnano in libreria, Marco Lazzarotto, abbia messo a tutti i personaggi importanti del "Ministero della Bellezza", il suo ultimo libro che non parla affatto di sport, cognomi di bomber di grandi speranze, ma naufragati nel mare magnum del calcio moderno. E questo anche per spiegare ai soloni come mai Camus abbia deciso di mettersi a scrivere solo perchè la tubercolosi gli troncò la carriera di portiere.